domenica 14 ottobre 2018

Recensione di "Little White Lie"


Buona domenica readers! 🙆‍♀️
Questo pomeriggio vorrei portarvi una recensione molto speciale per me perché in collaborazione con una ragazza, una bookstagrammer ed un'autrice che in pochissimo tempo è riuscita ad entrare nel mio cuore e nella mia vita di tutti i giorni.
Si tratta di “Little white lie”, terzo libro di Samila Yumi Marchetti (seguitela su instagram come @yumiscrive!) che ringrazio con tutto il cuore per avermi concesso la possibilità di leggere il suo romanzo: grazie per la tua bravura, il tuo essere dolce e divertente, grazie per essere sempre te stessa e per essere mia amica.
Ma non dilunghiamoci troppo perché l'emozione è forte!
Vi lascio alla scheda informazioni:



Titolo: Little white lie 
Autrice: Samila Yumi Marchetti
Casa editrice: Amazon
Prezzo: 12,99 Edizione: Flessibile
Anno di pubblicazione: 2018
Numero di pagine: 418

















Little white lie” ha per protagonista Andromeda, detta Andy, la quale vive in una famiglia ricca ma al tempo stesso molto chiusa a livello mentale in special modo per quanto riguarda la parità dei sessi. Per questo, rispetto ai suoi fratelli, Andy è sempre stata trattata come un essere inferiore.
Malgrado ciò, la nostra protagonista non pecca di determinazione.
Il suo unico obiettivo, infatti, è quello di studiare fuori casa e di sorprendere la sua famiglia.
All'insaputa di tutti, se non della nonna Grazia, Andy riuscirà ad ottenere una borsa di studio per una scuola maschile e, fingendosi un ragazzo, inizierà a frequentare la Marple dove studiano anche i suoi fratelli.
Nonostante la sua determinazione, però, Andy sa che non sarà facile. Dovrà mettercela tutta per non farsi scoprire e per terminare l'anno come la migliore studentessa dell'istituto.
Per far sì che ciò accada, la nostra protagonista dovrà affrontare numerose, e spesso divertentissime, sfide...


“«Quel reggiseno non è mio! Glielo giuro!»
Quella indietreggiò lentamente, scrutandomi come se avessi appena affermato di avere una bomba innescata nello zaino. Calciò il reggiseno con la punta della scarpa e, dopo avermi rivolto un ultimo sguardo terrorizzato, si dileguò.
«Siamo in arrivo alla stazione di Manchester Piccadilly» proferì una voce metallica in quell'esatto istante. «Si pregano i gentili passeggeri di scendere dalla vettura con ordine». 
Splendido. Il mio ingresso a Manchester non avrebbe potuto essere più glorioso di così.”




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Voglio fare delle precisazioni che penso, e spero, vi facciano capire al meglio quello che sarà il mio giudizio finale.
Parto dal presupposto che questo libro non appartiene affatto ad una categoria di libri che sceglierei di leggere nel mio quotidiano. Devo dire che avevo un certo tipo di aspettative, più o meno precise, ma “Little white lie” ha superato di gran lunga tutto quello che, pur non avendo letto alcuna recensione a riguardo, avevo immaginato riguardo questo libro.
La storia di Andy rispecchia in parte i canoni tradizionali di una ROM-COM (romance-comedy. Ad esempio, a voler citare le più recenti, “Tutte le volte che ho scritto ti amo” oppure “Sierra Burgess è una sfigata”) come i protagonisti adolescenti che hanno un segreto, oppure la comicità semplice e l'interesse romantico atteso e al tempo stesso un po' “scontato”.
Little white lie”, però, non si riduce solo a questo. Nonostante la dose di trash presente (che, ci tengo a sottolineare, non mi è mai risultato opprimente durante la lettura), l'autrice è riuscita a spiegare attraverso l'ironia ed in maniera molto semplice argomenti forti ed importanti quali la parità dei sessi e l'emancipazione femminile.
In un contesto del genere sarebbe stato facile, da parte di Yumi, lasciarsi sfuggire la mano e far cadere tutto il romanzo in una classica storia d'amore ma l'autrice è sempre stata coerente con quello che è in realtà il vero tema del suo libro.
Andy, infatti, non sembra proprio adatta all'amore: non si fida del sesso maschile, che più volte è stato ostile ed ingiusto nei suoi riguardi, ed il sentimento non è poi ciò che cerca per sé stessa.
Lei vuole dimostrare di essere qualcuno e lo farà perché può, perché deve.
Ho apprezzato molto questa parte del carattere della protagonista: anche se spesso l'ho trovata incoerente nel suo pensiero verso i ragazzi, ho trovato Andromeda un personaggio davvero carismatico e dagli ideali davvero forti. Lei non è migliore degli altri per via del suo sesso, per la sua famiglia o per il suo denaro. Lei è la migliore perché si è sempre impegnata per raggiungere i suoi obiettivi. Nessuno le ha mai regalato nulla e solo attraverso il suo coraggio e la sua determinazione riuscirà a procedere per la sua strada.
All'interno dell'intero romanzo, ho trovato davvero bello lo sviluppo caratteriale della maggior parte dei personaggi ed in special modo la crescita dei fratelli di Andy. Oltre alla protagonista, infatti, abbiamo imparato a conoscere anche Levi e Dominic, con i loro caratteri opposti e con i diversi modi che hanno di vedere la vita ed affrontare le loro paure.
Tra i personaggi che più ho apprezzato, inoltre, non posso non citare Charlie, un ragazzone grande e grosso ma dal cuore tenero e l'animo di miele, costantemente affamato di attenzioni e di ciambelle glassate. Mi sono spesso riconosciuta nei suoi pensieri, negativamente nella sua paura di non essere mai abbastanza, nel suo timore di far sentire la propria idea ma anche nel bene, con il suo essere forte e costante nei rapporti di amicizia sinceri come quello che si verrà a creare con Andy.
Avrei voluto sapere di più riguardo ad un altro elemento che sarà fondamentale nella nuova vita della protagonista: Nicholas. Le poche nozioni che sappiamo su di lui mi hanno fatto amare il suo personaggio ma al tempo stesso ammetto di essere rimasta delusa nel non sapere di più su di lui e sul suo segreto. Mi sarebbe piaciuto un approfondimento maggiore a riguardo!
Allo stesso tempo, però, capisco l'esigenza dell'autrice di mettere in primo piano Andy e la sua famiglia e quindi il minor spazio lasciato agli altri personaggi.
La caratterizzazione dei diversi elementi ha, però, nettamente surclassato un altro elemento che solitamente trovo molto importante all'interno di un romanzo e cioè la descrizione degli ambienti principali in cui si svolge la storia.
Ammetto, però, che non è stato un elemento di cui ho sentito particolarmente la mancanza perché ho preferito vivermi di più i personaggi ed il loro sviluppo anziché il luogo in cui avveniva la loro crescita. La Marple è semplicemente un posto che ha sì valore all'interno della storia ma che accompagna solo in parte l'accrescimento personale di Andy ed i suoi compagni.
Per quanto riguarda lo stile, devo dire che non potevo aspettarmi di meglio dall'autrice: l'ho trovato davvero scorrevole (mi capitava di arrivare a leggere cento pagine in pochissimo tempo e senza nemmeno rendermene conto!) e ho riso tantissimo e non mi capitava da davvero tantissimo tempo!
Probabilmente mi sarebbe risultato un po' strano in altre circostanze.
Grazie alla conoscenza che ho sviluppato con l'autrice attraverso le stories ed i messaggi che ci siamo scambiate, invece, sono riuscita a vedere molto di Yumi all'interno del libro e non solo per quanto riguarda il modo di descrivere caratteri, personaggi e situazioni ma anche nel vocabolario utilizzato all'interno della storia.
Mi è capitato spesso di pensare “Ma chi è che parla così nel 2018?” ma poi la risposta mi sorgeva spontanea: “Yumi. È Yumi che parla così”.
Non avendo letto gli altri suoi due libri, non posso farvi un paragone ma devo dire che per questa trama e per questi personaggi ho trovato davvero adatta la scelta di inserire molto di sé stessa sia nello stile di scrittura che nei dialoghi e nei pensieri della protagonista!
Non so se sia stato proprio per lo stile di scrittura ma ho trovato la storia davvero scorrevole: Andy si ritrova a vivere delle avventure davvero divertenti, cacciandosi continuamente nei guai ed invogliando il lettore a tifare costantemente per lei.
È una protagonista alla quale è difficile non affezionarsi!
Alla fine dei conti (oltre ad essermi emozionata per la mia presenza all'interno dei ringraziamenti) ho capito fin da subito quale voto finale lasciare a “Little white lie” che si merita, a mio parere, ben 4,5/5🌟 .
Fino all'ultimo momento si è giocato il voto pieno ma ammetto che, tra le altre cose già citate, il non sapere di più riguardo a Nicholas e specialmente l'evoluzione del suo segreto mi ha davvero fatto un po' storcere il naso. Volevo sapere di più!



Grafica: 5/5 🌟. Ho apprezzato tantissimo il modo in cui è strutturato questo libro. Non è splendida solo la cover ed il retro ma ho trovato il tutto davvero ben studiato. Inoltre ho adorato l'idea di inserire una lista delle occhiate di Levi a fine romanzo. È stata un'idea davvero carinissima!
Prezzo: 5/5 🌟. Il libro è un bel mattoncino (pur essendo quattrocento pagine pesa davvero da morire e non capisco il perché!), curato nei minimi dettagli. Tredici euro li trovo un prezzo ragionevole.




E si conclude così la mia recensione di “Little white lie”.
In definitiva, lo consiglierei a chiunque stesse cercando un libro leggero (ma non privo di significato!), a chi magari si trova nel blocco del lettori e soprattutto agli amanti degli Young Adults. Secondo me questo è il libro che fa per voi!
Ringrazio ancora di cuore Yumi per avermi dato la possibilità di leggere questo libro e, così facendo, di conoscerla meglio ❤
Spero che la recensione vi sia piaciuta e che il libro vi abbia incuriositi!
Potete trovarlo su Amazon sia in versione cartacea (al prezzo di 12,99 euro) che in ebook (2,99).
Vi assicuro che non ve ne pentirete!
Vi auguro una serena domenica,

-Emme





















domenica 7 ottobre 2018

Recensione di "Children of blood and bone" | Ne vale la pena?





Buona domenica lettori! 🙆‍♀️
Come state?
Questo pomeriggio vorrei parlarvi della mia ultima lettura.
Ho deciso di boicottare la mia lista delle recensioni da recuperare essenzialmente perché il libro che recensirò oggi per voi è uscito qualche giorno fa nelle librerie italiane e volevo quindi dare il mio parere per aiutare tutti coloro che magari sono indecisi (per il prezzo o per la trama in sé) se acquistarlo o meno.
Come avrete sicuramente capito, si tratta di “Children of blood and bone”, il fantasy rivelazione di questo 2018, pubblicato il 2 ottobre dalla Rizzoli come “Figli di sangue ed ossa”.
Sono due giorni che lavoro su questa recensione che sarà molto approfondita ma ovviamente NO SPOILER per non togliervi il gusto della lettura.
Se volete farvi un'idea chiara, vi lascio alla scheda informazioni:



Titolo: Children of blood and bone / Figli di sangue ed ossa
Autrice: Tomi Adeyemi
Casa editrice: Henry Holt / Rizzoli
Prezzo: $ 10,99 / 18,00 Edizione: Flessibile / Rigida
Anno di pubblicazione: 2018
Numero di pagine: 525






Zélie vive in un mondo dove la magia è stata messa a tacere così come al silenzio sono stati costretti tutti coloro le cui abilità avrebbero potuto danneggiare il regno di Orisha ed in special modo il suo crudele sovrano.
Tra questi anche la madre della protagonista, uccisa quando quest'ultima era ancora una bambina.
Adesso, ad anni di distanza, Zélie è una giovane donna forte e dal carattere irrequieto che spesso l'ha messa nei guai di fronte alle guardie reali le quali la tengono d'occhio non solo per il suo temperamento ma anche e soprattutto per i suoi capelli bianchi, simbolo distintivo della magia che scorre nelle sue vene. Addestrata per difendersi, la ragazza sa che, senza magia, i suoi simili non potranno mai vivere in pace e con la dignità di un tempo. Ed è proprio per questo che, di fronte all'opportunità imperdibile di riportare la magia indietro, Zélie non potrà che accettare.
Che l'incontro con Amari, principessa del regno di Orisha, sia un chiaro messaggio inviatole dagli dei?
Per scoprirlo dovrà iniziare un pericoloso viaggio alla ricerca della verità e di sé stessa, un viaggio che potrebbe dare il via ad una sanguinosa ribellione in grado di cambiare per sempre le sorti del suo popolo.



“I won't let your ignorance silence my pain”




Inizio precisando che io il libro l'ho letto in inglese quindi vi chiedo perdono nel caso in cui alcune mie traduzioni non dovessero combaciare con quelle della casa editrice.
Messe le mani avanti, possiamo iniziare con la recensione vera e propria!
La prima cosa che ci tengo a dire è che ho letteralmente amato l'atmosfera creata dall'autrice ed in generale la sua scelta di riprendere molto (anche se in chiave fantasy) della cultura africana.
Orisha, come vedrete, riprende usi e costumi della nostra Africa ed è un elemento sempre presente nella lettura anche se le descrizioni (degli abiti, dei paesaggi, delle abitazioni ed anche di alcuni riti) non vengono descritte sempre in maniera del tutto approfondita in quanto l'autrice lascia molto più spazio al dinamismo della storia che scorre così in fretta da farvi quasi dimenticare di queste “mancanze”.
Ho trovato davvero bella, inoltre, la scelta di Tomi Adeyemi di creare una protagonista (ed in generale dei personaggi) in cui i ragazzi di colore possano rispecchiarsi al 100% , mentalmente ed anche fisicamente. Credo che “Children of blood and bone” sia, infatti, il primo fantasy in cui la protagonista (come la maggior parte dei personaggi) è una ragazza di colore.
Per concludere il discorso “atmosfere”, devo assolutamente citarvi la mitologia che pervade la vita dei maji (come Zélie e chiunque abbia la magia dentro di sé) e che è fortemente legata ad un “pantheon” di divinità tutte diverse tra loro ma legate ad un'unica divinità creatrice, la “Sky Mother” (letteralmente la “Madre Cielo”) la quale ha dato la vita anche agli esseri umani.
Ogni divinità ha delle caratteristiche particolari, dei poteri (come il dominio degli elementi, il potere della guarigione, l'abilità di entrare nelle menti altrui oppure un forte legame con la vita e con la morte) che hanno poi trasmesso ai maji, mettendoli, così facendo, in continuo contatto con la forza creatrice della Madre.
Ho apprezzato molto la calma con cui l'autrice ci ha presentato questo pantheon.
Noi lettori scopriamo passo passo le informazioni necessarie per conoscere e capire questa mitologia che, in caso contrario, sarebbe potuta sembrare confusa e difficile da ricordare (anche se il libro presenta una sorta di indice sui diversi maji e gli dei ad essi legati).
Ma passiamo adesso ai personaggi: nonostante Zélie ci venga presentata come protagonista assoluta di del romanzo, l'Adeyemi ci presenta il punto di vista anche di altri due personaggi ovvero la principessa Amari e il principe Inan.
Personalmente, ho apprezzato molto il lavoro svolto sulla caratterizzazione dei nostri tre narratori.
Partiamo da Zélie: fin da subito veniamo a conoscenza della sua grande forza e del suo orgoglio (entrambi derivati dalla sua famiglia e da Mama Agba che le ha insegnato tutto riguardo le sue origini ed il modo per difendere sé stessa e chi ama) che la rendono un personaggio davvero ammirabile ma ciò che più mi è piaciuto di lei è questa forte lealtà nei confronti della sua famiglia e quel desiderio di vendetta e quella rabbia che può essere capita da chiunque subisca soprusi e che la rende, così facendo, realisticamente molto umana e quindi anche fragile.
Mi è piaciuto molto il viaggio interiore svolto dalla protagonista e soprattutto il modo in cui il rapporto con alcuni personaggi l'abbia spinta a riflettere e a cambiare e a crescere. Tra questi, ho apprezzato particolarmente il personaggio di Tzain, suo fratello, che rispecchia in maniera realistica il rapporto tra fratelli e sorelle che non è fatto solo di confidenze ed amore ma anche di litigate, di incomprensioni, di gelosie.
Un personaggio molto interessante è sicuramente il principe Inan che fino all'ultimo capitolo ci darà molto da pensare: estremamente legato alla visione paterna per quanto riguarda il regno di Orisha, il ragazzo sarà costretto a prendere decisioni più o meno discutibili ed il cambiamento che affronterà capitolo dopo capitolo, scoprendo il mondo e la bellezza della magia, renderanno la sua storia davvero intrigante!
Il punto di vista che più mi ha appassionato, però, è stato quello di Amari.
Inizialmente, l'ho vista molto simile alla principessa Disney Jasmine (dal film “Aladdin”) per il suo forte desiderio di libertà e di indipendenza ma ammetto che il suo personaggio ha davvero superato ogni mia aspettativa diventando quasi subito il mio personaggio preferito del libro.
Penso che sia innegabile la crescita interiore di Amari la quale cambierà nettamente nel corso della narrazione, regalandoci non solo sorrisi e tenerezze ma anche vari colpi di scena!
Ma passiamo oltre ed inoltriamoci, adesso, nella narrazione di Tomi Adeyemi...
Come vi ho già detto all'inizio della recensione, io ho letto questo libro in inglese ed ammetto che ho avuto diverse difficoltà (soprattutto all'inizio) ad entrare del tutto all'interno del romanzo.
Io ho un livello di inglese intermedio quindi non consiglierei di certo la lettura in lingua originale a chi ha un livello basso o medio-basso oppure a chi non ha mai letto un libro in lingua perché l'autrice utilizza dei termini “derivati” e che quindi riprendono la cultura africana oppure la mixano con delle parole inglesi che mi sono state spesso difficili da tradurre, soprattutto nelle prime cento pagine.
Battaglie e fughe rocambolesche sono all'ordine del giorno in questo romanzo e quindi mi è risultato difficile, a volte, stare al passo con lo stile di scrittura dinamico e travolgente dell'autrice.
Per quanto riguarda le ambientazioni, però, ho trovato la narrazione davvero intrigante e, nonostante la magia, ho trovato le descrizioni davvero realistiche e non mi è stato difficile immaginare gli scenari, la mitologia e le atmosfere come se fossero davvero realizzabili.
Anche i discorsi sono stati molto credibili e l'insieme di tutte queste caratteristiche ha reso la lettura molto gradevole!
Infine, non posso che consigliarvi l'acquisto di questo nuovo fantasy che sta già conquistando le librerie ed il cuore di molti così com'è accaduto a me!
Ho deciso di lasciare a “Children of blood and bone” un voto finale di 4,5/5🌟 anche se fino all'ultimo minuto sono stata indecisa se dargli cinque stelle piene.
Sono in realtà pochi i motivi che mi hanno spinta a prendere questa decisione: il mio iniziale problema nel tradurre e quindi capire lo stile dell'autrice ed anche alcune scelte di quest'ultima per quanto riguarda la costruzione del personaggio di Inan che è davvero un ragazzo dal pensiero intricato e spesso incomprensibile! Malgrado lo abbia apprezzato molto all'interno del libro, ho spesso trovato i suoi comportamenti molto contraddittori e, nonostante fossi curiosa di sapere di più sul suo conto, ho spesso storto il naso per alcune sue scelte.



Grafica: 5/5 🌟. Sia nell'edizione internazionale che italiana, è stato fatto davvero un ottimo lavoro per quanto riguarda questo romanzo. Ho apprezzato molto la scelta di mantenere la grafica (sia esterna che interna) originale, includendo anche le mappe e l'indice di cui vi parlavo precedentemente.
Prezzo: 4/5 🌟. Per quanto riguarda il libro in lingua originale penso che il prezzo sia giusto per un'edizione flessibile così curata. Trovo il prezzo leggermente alto per l'edizione italiana ma essendo un libro in lingua e soprattutto così curata mi aspettavo sinceramente di peggio!
Traduzione: non so darvi una valutazione per quanto riguarda questo campo. Ho letto diversi libri della Rizzoli e ho sempre trovato giusta le loro traduzioni ma non posso darvi un parere per questo libro in particolare.




La mia recensione finisce qui ma sono davvero curiosissima di sapere la vostra riguardo “Children of blood and bone”.
Chi di voi lo aveva già letto in lingua originale e quanti invece lo stavano aspettando con ansia in Italia?
Per chi di voi non lo conoscesse o se c'era qualche indeciso, spero che la recensione vi sia piaciuta e che vi abbia incuriosito.
Ho apprezzato davvero molto questa lettura e spero davvero di aver spinto qualcuno di voi ad acquistarlo. Vi garantisco che ne varrà la pena!
Come al solito, aspetto con ansia il vostro parere e vi invito a scrivermi anche sul mio profilo instagram ovvero @365_livesofbooks !

Vi auguro una buona e felice domenica e soprattutto tante meravigliose letture ❤

domenica 30 settembre 2018

🎬Pagine su pellicola ~ Suite francese



Buon salve readers e buona domenica a tutti voi che siete approdati sul mio blog!
Oggi sono tornata con una rubrica alla quale tengo molto ma che, per un motivo o per un altro, non sono riuscita ad approfondire come volevo.
Si tratta, come avrete potuto evincere dal titolo, delle mie adorate 🎬 Pagine su pellicola dove vi parlo delle differenze tra il libro originale e il film (o serie tv) che ne è stato tratto.
Dopo “Anna dai capelli rossi”, “Wonder”, “La mummia” e “The 100” è arrivato il momento di raccontarvi qualcosa riguardo un libro che ho letto a fine luglio ma che ha aspettato placidamente nella mia lista delle recensioni fino ad oggi in quanto volevo assolutamente vedere prima il film per poter riportare alla luce questa rubrica.
Oggi parleremo, quindi, di “Suite Francese”, ultimo romanzo di Irène Némirovsky.
Partendo dal libro, vi lascio alla scheda informazioni:



Titolo: Suite francese
Autrice: Irène Némirovsky
Casa editrice: Garzanti
Prezzo: 4,90
Edizione: Rigida
Anno di pubblicazione: 2015
Numero di pagine: 412











Rimasto nascosto in una valigia per più di sessant'anni, “Suite francese” è l'ultimo romanzo di Irène Némirovsky, morta dopo poco più di un mese di prigionia ad Auschwitz dove era stata deportata in quanto ebrea. Fu la figlia, Denise Epstein-Dauplè, a decidere di pubblicare, nel 2004, quello che fu considerato immediatamente un caso editoriale.
Riguardo alla pubblicazione disse: “È una sensazione straordinaria aver riportato in vita mia madre. Dimostra che i nazisti non sono riusciti ad ucciderla veramente. Non è vendetta, ma è una vittoria.”
Ma di che cosa parla realmente “Suite francese”?
Il romanzo avrebbe dovuto essere composto da cinque parti (Tempesta di giugno, Dolce, Prigionia, Battaglie e La Pace) somigliando così facendo ad un poema sinfonico.
L'autrice, però, venne arrestata nel 1942 dopo aver completato solamente le prime due parti.
Tempesta di giugno” ha inizio all'alba del 4 giugno 1940 a Parigi dove i cittadini, dopo aver assistito ad una notte di bombardamenti, si preparano ad abbandonare le loro case per dirigersi al sud.
L'intero libro si sviluppa seguendo diversi gruppi di personaggi, di personalità ma anche di estrazione sociale diversa. Troviamo così facendo: la famiglia Péricand, una ricca famiglia notarile, lo scrittore Gabriel Corte e la sua amante, l'anziana coppia Michaud dalla piccola borghesia e il benestante Charlie Langelet.
Anche se accomunati dal tema della fuga dalla guerra, ognuno di loro ha un modo ben preciso di reagire alla tragedia e l'autrice sfrutta queste diversità per dar sfogo ad una critica nei confronti della borghesia e delle classi sociali più alte che, pur credendosi forti dietro le loro maschere di ricchezza e disprezzo, crollano alla prima scossa di violenza improvvisa.
Appoggia, invece, lo stile di vita di chi, come i coniugi Michaud, vive nell'affetto e nell'unità famigliare e che, nonostante il lavoro onesto, vive comunque in maniera dignitosa.
La seconda parte, invece, è ambientato a Bussy, nella campagna francese, e riguarda in special modo la figura di Lucile, una giovane donna dall'animo docile e gentile. Non ha nulla a che fare, invece, con il carattere della suocera, la vedova Angellier, con la quale è costretta a convivere in attesa del ritorno del marito Gaston dalla guerra.
Nel 1941, però, la cittadina viene occupata dai nazisti e le due donne saranno obbligate a condividere la propria casa con l'ufficiale tedesco Bruno von Frank.
In quanto orgogliosa francese e donna sposata, Lucile sa che dovrebbe stargli lontana il più possibile e, seguendo gli ordini della suocera, continua a mantenere un atteggiamento freddo e distaccato nei confronti dell'occupante.
Pian piano, però, la giovane donna inizierà ad apprezzare il comportamento di Bruno che, giorno dopo giorno, si dimostrerà cortese e consolatorio nei confronti di Lucile e, soprattutto, ben diverso dall'egoista Gaston che lei ha sposato non per amore ma bensì per far piacere al padre.
Tra i due scoppierà, quindi, un sentimento forte e tormentato fatto di passione e pietà, disprezzo e consapevolezza del non essere poi così diversi in quanto semplici esseri umani.




“-Ma insomma”, cos'è che ti conforta allora?- -La certezza della mia libertà interiore- disse lui dopo aver riflettuto – questo bene prezioso, inalterabile, che dipende solo da me perdere o conservare. Che le passioni spinte al parossismo come lo sono adesso finiscono per spegnersi. Che tutto ciò che ha un inizio avrà una fine. In poche parole, che le catastrofi passano e che bisogna cercare di non andarsene prima di loro, ecco tutto. Perciò, prima di tutto vivere: primum vivere. Giorno dopo giorno. Resistere, attendere, sperare-.” 







Ammetto di essermi aspettata qualcosa di completamente diverso da questo libro. Leggendo la trama e guardando il trailer del film non mi aspettavo nient'altro che una storia d'amore e, ad essere sincera al 100%, temevo nella classica risoluzione romantica priva di riflessioni importanti date da un tema così importante (e realmente vissuto dall'autrice) come la guerra e l'uguaglianza tra gli esseri umani.
Iniziando il romanzo, però, mi sono resa conto fin dalle prime pagine che non sarebbe stato (per fortuna, aggiungerei) il libro che avevo immaginato.
La Nèmirovsky ci presenta fin da subito un caleidoscopio di personaggi, volti, storie, ricordi e situazioni che rendono semplice percepire i diversi stati d'animo delle varie classi sociali di una nazione in guerra, battuta ed occupata dalle forze nemiche.
Della prima parte ho apprezzato quasi tutti i personaggi, in special modo la famiglia Michaud che trasmettono in pieno, a mio parere, l'idea che aveva l'autrice della famiglia sana e dignitosa.
Inizialmente ho avuto qualche difficoltà ad ambientarmi in quanto i nomi sono molti e le storie tante e tutte diverse ma pian piano sono riuscita ad andare avanti senza problemi.
Avrei apprezzato una sorta di albero genealogico delle diverse famiglie o quanto meno un indice che mi permettesse di riconoscere fin da subito parentele e legami tra i vari personaggi in quanto questi ultimi vengono riproposti più e più volte all'interno dell'intero romanzo (e quindi sia nella prima che nella seconda parte).
Mentre “Tempesta di giugno” aveva una visione molto più ampia degli eventi, “Dolce” si concentra, invece, su molte meno situazioni ed è forse anche per questo che apprezzato molto di più la seconda parte che mi ha davvero stupita.
Come ho detto in precedenza, mi aspettavo la classica risoluzione romantica ma le vicende che si sono andate ad intrecciare e soprattutto la caratterizzazione dei personaggi mi hanno lasciata davvero senza parole.
Ho apprezzato in special modo lo sviluppo di Lucile che mai mi sarei aspettata potesse raggiungere simili traguardi. Sul suo personaggio è stato fatto davvero un ottimo lavoro!
Sono rimasta spiazzata, inoltre, dalla scelta dell'autrice nel creare un personaggio come Bruno. Essendo una donna ebrea ed avendo vissuto l'occupazione tedesca in quanto francese di adozione, non mi aspettavo una lucidità tale nel caratterizzare l'ufficiale tedesco in maniera così “umana”.
È una scelta che apprezzo particolarmente e che nel contesto che ha creato non ho trovato affatto banale o illogica.
Confermo quindi il mio voto finale di 4/5 🌟 e vi consiglio caldamente questo libro se siete appassionati di romanzi storici!



Grafica: 3/5 🌟. Appena sufficiente. Mi dispiace per la casa editrice ma penso che ci siano edizioni di questo romanzo realizzate molto meglio sia a livello di grafica che di contenuti.
Prezzo: 5/5 🌟. Per un libro in rigida è davvero un affare!
Traduzione: 4/5🌟. Non male ma ricordo che c'era qualcosa che non mi convinceva nella narrazione in diversi capitoli.




Dopo avervi dato delle delucidazioni generali sul libro, è arrivato il momento di parlarvi anche della sua trasposizione cinematografica che ho visto proprio ieri sera e che ho apprezzato malgrado alcune cose mi abbiano fatto storcere un po' il naso.
Ma ritorniamo alla scheda informazioni:



Titolo: Suite francese
Titolo originale: Suite Française
Regia e sceneggiatura: Saul Dibb, Matt Charman
Lingua: Inglese
Anno d'uscita: 2014
Casa cinematografica: Alliance Films, Qwerty Films, Scope Pictures, TF1 Films Production
Durata: 107 min.




Dopo circa dieci anni dalla pubblicazione di “Suite francese”, esce nelle sale l'omonimo film con protagonisti Michelle Williams nel ruolo di Lucile Angellier e Matthias Schoenaerts nei panni dell'ufficiale tedesco Bruno von Falk.
Se avete letto il libro, non lasciatevi ingannare!
Il film non è che, infatti, la trasposizione della seconda parte del romanzo (“Dolce”).
La storia si concentra, quindi, solo sulla parte romantica del racconto della Nemirovsky e, anche se capisco la scelta da parte dei produttori, a mio parere non è stata un'idea vincente.
Perché dico questo? Questo mio pensiero nasce dall'aver apprezzato e sentito molto vicino il pensiero dell'autrice nella prima parte del suo libro. Omettendo interamente “Tempesta di giugno” nella pellicola hanno perso (e abbiamo perso!) non solo dei personaggi meravigliosi ma anche molti dei messaggi e delle critiche che la Nemirovsky voleva trasmetterci.
Pur avendo apprezzato maggiormente la seconda parte, ammetto di aver sentito la mancanza di molti degli aspetti descritti dal romanzo e che invece sono stati del tutto cancellati all'interno del film. Questa cosa mi è dispiaciuta davvero molto.
Ma passiamo agli attori: incredibile l'esecuzione di Michelle Williams (la star di “Dawson's creek” che forse conoscerete per film come “The greatest showman”, “Il grande e potente Oz” o il meno recente “Shutter Island” accanto a Leonardo Di Caprio) che secondo me può essere apprezzata completamente solo se si è prima letto il libro. Il personaggio di Lucile, infatti, non è un personaggio dalla psicologia semplice e più e più volte è costretto a superare delle prove che potrebbero inabissarla oppure renderla più forte.
Una mia scoperta personale è stata, sicuramente, l'interpretazione di Matthias Schoenaerts. Non solo bellissimo fisicamente ma, a mio parere, anche un grande attore dotato di un vasto catalogo micro espressioni che lo rendevano assolutamente credibile attraverso lo schermo.
Altri volti noti sono quelli di Kristin Scott Thomas ( “La chiave di Sara” “L'uomo che sussurrava ai cavalli” e “Bel Ami”) e di Margot Robbie (“The wolf of wall street”, “Suicide Squad” e “Tonya”). Entrambi personaggi che, a mio parere, avrebbero dovuto essere sviluppati un po' di più ma che, nel complesso, ho apprezzato.
Bellissima è stata la fotografia di Eduard Grau (ed in special modo la scelta di colori!) ma ancor di più ho apprezzato le colonne sonore composte da Rael Jones.
Ho trovato perfetti, inoltre, i doppiaggi che si adattavano perfettamente ai personaggi rappresentati.
Sono stata felicissima, poi, del vedere utilizzati veri e propri spezzoni del libro (come per i pensieri di Lucile che noi seguiamo per tutta la durata della pellicola) e della scelta di mantenere intatti molti dei dialoghi presenti nel romanzo.
In generale, quindi, ho trovato questo film una piacevole sorpresa a cui ho dato ben 4/5 🌟.
Se ci fossero stati più riferimenti alla prima parte del romanzo, avrei trovato il tutto molto più completo!





“- Come la madre cinese che nel mandare il figlio alla guerra gli raccomandava prudenza “perché la guerra non è prima di pericoli”, la prego, in mio ricordo, di aver cura per quanto possibile della sua vita. -
- Perché, ha valore per lei? - chiese trepidante.
-Sì. Ha valore per me. - 


E tutto qua! 🙆‍♀️
Spero che la mia doppia recensione vi sia piaciuta e che il ritorno di questa rubrica vi abbia fatto piacere così lo ha fatto a me!
Inoltre, mi auguro di avervi incuriositi a leggere il libro e/o guardare il film se ancora non lo avete fatto.
Potete trovare “Suite francese” su Netflix se siete abbonati ma, se non lo foste, vi consiglio di cercarlo in streaming perché è un film che merita davvero molto secondo me.
Se conoscevate già questa storia, scrivetemi nei commenti e fatemi sapere se avete letto altro di questa autrice che, almeno io, non vedo l'ora di scoprire meglio attraverso altri suoi romanzi!
Vi auguro una buona domenica e, come sempre, anche buona lettura! 😘




domenica 16 settembre 2018

Recensione de "L'estate dei segreti perduti"



Buona domenica lettori!
Questa sera sono felicissima di potervi parlare di un libro che ho letto non tantissimo tempo fa (si, ho quasi recuperato tutte le recensioni arretrate. Miracolo!) ma che è entrato inaspettatamente nella mia lista dei libri più belli letti durante il 2018.
Come avrete potuto leggere dal titolo, si tratta de “L'estate dei segreti perduti” di E. Lockhart, pubblicato dalla DeAgostini nel 2014.
Sono solo un po' in ritardo e, a pensarci bene, forse lo siete anche voi, no?
Questa cosa mi rassicura un pochino!
Ecco a voi la scheda informazioni:





Titolo: L'estate dei segreti perduti
Autrice: E. Lockhart
Casa editrice: DeAgostini
Prezzo: 14,90
Edizione: Rigida
Anno di pubblicazione: 2014
Numero di pagine: 313










Cadence, Mirren, Johnny e Gat.
Sono quattro nomi qualunque scritti sulla sabbia.
Ma loro non sono come gli altri: sono i Bugiardi, quattro cugini della ricca famiglia Sinclair ed i loro nomi sono scritti sulla sabbia della spiaggia della loro isola privata, Beechwood, dove passano l'estate sin da bambini.
Ma, come quei nomi in balia delle onde, le cose non sono destinate a durare: infatti, durante la loro quindicesima estate, Cady ha un incidente che la costringe ad allontanarsi dall'isola e dai suoi amati compagni d'avventura per due anni.
Al suo ritorno, però, si accorge che non è stata la sola a cambiare: le case, il clima, il rapporto tra le sue zie ed anche con i suoi Bugiardi. Tutto appare estremamente diverso da come se lo ricordava e Cady, alla ricerca della verità sul suo incidente, dovrà essere disposta a qualunque cosa pur di ottenere ciò che desidera, anche rivelare i segreti più oscuri e le rivalità più accese della famiglia Sinclair.



“Scrissi i nostri nomi sulla sabbia.
Cadence, Mirren, Johnny e Gat.
Gat, Johnny, Mirren e Cadence.
Questo fu l'inizio della nostra storia.”




Se potessi riassumere questo libro con una sola parola, probabilmente userei: “inaspettato”.
Inaspettato perché non avrei mai creduto di potermi affezionare tanto a dei personaggi di uno Young Adults dalla trama simile.
Inaspettato perché non credevo di poter rimanere tanto affascinata da una trama apparentemente banale ma che, alla fin fine, mi ha sorpresa.
Inaspettata perché non avrei mai creduto di riuscire ad amare così tanto questo libro e non sarò mai abbastanza grata alla mia Parabatai per avermi spinta a leggerlo e al ragazzo che ha accettato di fare questo scambio con me. Probabilmente non lo leggerete mai ma grazie (ed Ele, ti prego smettila di gongolare).
Ho trovato “L'estate dei segreti perduti” assolutamente perfetto, dai personaggi allo sviluppo della trama.
Ho amato i Bugiardi, dal primo all'ultimo, e penso che l'autrice sia stata estremamente brava a renderli concreti e credibili malgrado le loro personalità non siano poi così originali all'interno di questo genere letterario. Malgrado questa consapevolezza, non ho mai sentito questa cosa come un peso!
Per quanto riguarda lo sviluppo della trama, temevo che tutto si sarebbe concluso con delle scelte banali e già viste ma più andavo avanti con la lettura e più sentivo che non poteva essere così, semplicemente non l'avrei accettato e la Lockhart, in modo estremamente violento, non mi ha delusa. Il finale è stato come un pugno in pieno viso ma allo stesso tempo estremamente gratificante.
L'estate dei segreti perduti” presenta dei tratti estremamente adolescenziali, come le uscite con gli amici, gli amori impossibili e i difficili rapporti con i genitori ed in cui l'unica via d'uscita sembra essere il rapporto con gli amici (o in questo caso con i cugini). Allo stesso tempo, però, la Lockhart punta molto sull'aspetto “thriller” e sulla ricerca della risoluzione dell'incidente della protagonista, creando un crescendo di colpi di scena, rivelazioni e tanto tanto phatos.
Se fossi andata al mare, avrei trovato questo libro perfetto per una lettura sotto l'ombrellone (tranne per il fatto che ho pianto come una cretina nelle ultime pagine e forse non sarebbe stato l'ideale in spiaggia)!
Ma adesso torniamo all'inizio: “inaspettato” perché mai, mai e poi mai avrei creduto che, come voto finale, gli avrei assegnato un pienissimo 5/5 , senza rifletterci neppure un secondo di più.
Per gli amanti di Pretty Little Liars e di Scream, questo è assolutamente il libro perfetto per voi!



Grafica: 4,5/5 . Il libro è davvero carino, graficamente parlando, anche se preferisco di gran lunga la cover originale. All'interno è presente anche una mappa di Beechwood e l'albero genealogico (utilissimo!) della famiglia Sinclair.
Prezzo: 4,5/5 .
Traduzione: 5/5. Non mi pare di aver trovato problemi di punteggiatura o di traduzione in generale. La DeAgostini ha fatto un ottimo lavoro a riguardo!




E voi avevate già letto o sentito parlare de “L'estate dei segreti perduti”?
Se lo avete già letto, cosa ne avete pensato? Vi ha sorpreso?
Se non lo avete ancora fatto, cosa aspettate a correre in libreria?
Mi auguro che la recensione vi abbia incuriositi, readers, ed io vi do' appuntamento alla prossima recensione ed anche sul mio profilo instagram (@365_livesofbooks) dove posto giornalmente.
Buona domenica e buon proseguimento di serata!



domenica 9 settembre 2018

Recensione de "Il racconto dell'ancella"


Salve e buona domenica a tutti i lettori online!
Tra un impegno e l'altro, letture e uscite con gli amici, ho finalmente trovato il tempo per dedicarmi ad una recensione a cui tengo molto perché riguardante un libro che mi ha segnata profondamente e che riguarda un tema molto importante e, sfortunatamente, ancora oggi molto diffuso nel mondo: la privazione della libertà personale.
Il libro in questione è, come avrete potuto evincere dal titolo dell'articolo, “Il racconto dell'ancella” di Margaret Atwood, edito da “Ponte alle grazie” e della cui traduzione ringraziamo Camillo Pennati.
Ma non perdiamoci in chiacchiere ed iniziamo immediatamente con la scheda informazioni:



Titolo: Il racconto dell'ancella
Autrice: Margaret Atwood
Casa editrice: Ponte alle grazie
Prezzo: 16,80
Edizione: Flessibile
Anno di pubblicazione: 2017
Numero di pagine: 398





In apparenza, Difred vi apparirebbe come una donna simile a molte altre.
Non particolarmente bella, non particolarmente intelligente, non sempre felice e con amici e famiglia non troppo diverse da quelle della vostra vicina di casa, della vostra migliore amica e persino di una vostra parente, perché no?
Ma Difred non è come le altre donne: lei è fertile.
Ed in un mondo dilaniato dalle radiazioni questo fattore è una benedizione quanto una maledizione.
Gli Stati Uniti, dove si svolge l'intera faccenda, sono infatti diventati uno stato totalitario basato sul controllo del corpo femminile.
Anche il nome Difred non è che, infatti, una sottolineatura di questo nuovo sistema: lei è Di-Fred, l'unico uomo che potrà mai toccarla “in quel modo” e che potrà donarle la benedizione di un figlio, di una nuova vita che porterà ad una nuova discendenza di un élite dominante.
Ma non è sempre stato così e i ricordi della protagonista sono difficili da scacciare, come gli incubi tra le coperte. E potrebbero essere proprio i suoi ricordi a dare il via alla scintilla della ribellione.



“Esiste più di un genere di libertà, diceva Zia Lydia. La libertà di e la libertà da. Nei tempi dell'anarchia, c'era la libertà di. Adesso vi viene data la libertà da. Non sottovalutatelo.”



Comincio con l'affermare che “Il racconto dell'ancella” è un libro che tutti dovrebbero leggere, uomini e donne, e che, a mio parere, dovrebbero inserire anche nell'istruzione pubblica (specialmente per quanto riguarda gli anni delle superiori).
Perché dico questo?
Lo dico perché l'opera della Atwood è un fortissimo manifesto contro ogni sistema totalitario, una critica alla società “meschinamente puritana” (come la trama stessa ci annuncia) che mescola metafora e realtà (sia attuale che passata) in maniera del tutto disarmante.
Principale è, ovviamente, la figura della donna che, in questa visione distopica ma al tempo stesso molto vicina alla nostra realtà, si ritrova a vivere in una profonda ambivalenza: quella di essere l'unica speranza per il genere umano e trattata quindi con “rispetto” e al tempo stesso vedersi schiava ed oggetto di un sistema politico prettamente maschilistico.
Margaret Atwood descrive in maniera sublime tutto ciò che riguarda Difred, la nostra protagonista; non mi è stato difficile rispecchiarmi nei suoi pensieri, avvertire le sue paure ed i suoi più profondi desideri che potevano essere piccoli come un'arancia ma anche molto più fisici come il bisogno di un abbraccio o qualche cosa di più.
A volte mi è mancato il respiro leggendo queste pagine, ho desiderato bloccare la lettura e urlare tutta la mia rabbia ma al tempo stesso mi era difficile abbandonare questo personaggio già estremamente solo.
Ho apprezzato la maniera dell'autrice di mescolare passato e presente e anche se inizialmente trovavo complicato seguire questi “cambi d'epoca” mi è bastato poi continuare a leggere per capire meglio i meccanismi stilistici della Atwood.
Per quanto riguarda Difred, non è stato facile accettare molte delle sue scelte ma al tempo stesso come biasimarla? Forse se avesse preso altre decisioni avrei trovato il suo personaggio molto meno coerente e sincero.
Ho trovato giusta l'idea di non creare un'eroina per eccellenza. Non aspettatevi una fiamma immediata, una “Prescelta” o la principessa che salverà il Reame dal drago dell'ignoranza e del possesso.
Difred è una donna come molte altre e per questo l'autrice l'ha trattata come tale e lo stesso dovremmo fare noi lettori chiedendoci solo sinceramente: e io cosa avrei fatto al suo posto?
La risposta, vi avverto, vi stupirà se nata dalla pura realtà del vostro essere.




Grafica: 4,5/5 . La cover è davvero meravigliosa ma mi risulta difficile non metterla a confronto con altre edizioni (specialmente in lingua originale) che sono molto molto più curate. Anche all'interno, però, il libro si presenta molto bene ed in maniera chiara e semplice.
Prezzo: 3,5/5 . Ammetto che “Il racconto dell'ancella” è tra i miei libri in flessibile più costosi. Se fosse stata un'edizione rigida, credo che non avrei trovato poi così alto il prezzo. Allo stesso tempo, però, immagino che una giusta via di mezzo non sarebbe scesa al di sotto dei quindici euro.
Traduzione: 5/5. Impeccabile!




Ed eccoci qua!
Ho detto tutto ciò che mi sentivo di dire riguardo a questo romanzo/manifesto.
Mi auguro davvero di avervi incuriositi con le mie parole e che acquisterete (o leggerete in ogni caso) questo bellissimo libro.
Trama, stile e messaggio non vi deluderanno, ve lo assicuro!
Ma ovviamente tocca a voi decidere!
Intanto, però, vi auguro una buona lettura (qualsiasi essa sia) ed una felice e tranquilla domenica.
Alla prossima!

lunedì 3 settembre 2018

Recensione "Il passo del codardo"



Buona sera lettori!
È tempo di collaborazioni!
Nell'ultimo mese ho ricevuto davvero tantissimi manoscritti (ringrazio ancora tutte le case editrici e gli autori che si sono fidati di me!) ma ne ho ancora molti da leggere per via del mio blocco qui sul blog.
Oggi ho deciso di parlarvi de “Il passo del codardo”, un libro scritto da David Bandini ed edito da Bookabook la quale mi ha gentilmente spedito una copia del romanzo.
Ma non indugiamo oltre.
Ecco a voi la scheda informazioni:



Titolo: Il passo del codardo
Autrice: David Bandini
Casa editrice: Bookabook
Prezzo: 13,00
Edizione: Flessibile
Anno di pubblicazione: 2018
Numero di pagine: 149




















La paura è spesso la compagna di molti di noi.
Ci segue come un'ombra, ci attanaglia, ci soffoca, ci paralizza.
Lo stesso accade al nostro protagonista, un codardo consapevole, il cui passo, la cui semplice azione, potrebbe cambiare per sempre la sua sorte.
Dopo la fine di una storia d'amore travagliata, la cui fame di lieto fine è forse più grande del sentimento stesso, il protagonista, tra musica hip hop e biglietti aerei a poco prezzo, dovrà essere disposto a tutto pur di riaverla indietro.




“Mi proponevo di spaccare il mondo con le parole, poi giuravo che l'avrei fatto l'indomani. E poi ancora mi svegliavo un giorno, alla fine di ogni mese, come una scatoletta di tonno, immobile, sullo scaffale di un supermercato.”



Innanzitutto ci tenevo a fare i miei più sinceri complimenti alla casa editrice e all'autore. Alla prima per il lavoro splendido che svolge nell'ambito letterario (ho visto cover meravigliose e recensioni altrettanto positive per quanto riguarda i libri pubblicati da @bookabook) e a David Bandini per aver creato un personaggio tanto complesso e al tempo stesso così vicino come lo è il protagonista de “Il passo del codardo”.
Sono certa che molti, leggendo questo libro, potranno ritrovarsi nelle esperienze e nei pensieri di questo personaggio e riusciranno a riflettere su concetti fondamentali come lo sono l'amore, la paura ed anche la morte.
Detto ciò, proseguiamo immediatamente con la recensione: ho trovato la trama splendida, molto attuale e sicuramente vicina al mio genere. Non mi era difficile comprendere i sentimenti del protagonista, il terrore che lo attanagliava prima di compiere un semplice passo, l'angoscia di sbagliare, di essere inadeguato e la consolazione, timida e al tempo stesso potentissima, della scrittura, del suono dei tasti sotto le dita.
Allo stesso tempo, però, c'era qualcosa di ingarbugliato, di confuso, che non mi ha permesso di godere appieno di questa lettura.
Non capivo allora e non capisco neppure adesso, ad essere del tutto sincera, se fosse un espediente dell'autore o meno per rendere al meglio i pensieri di una mente così complessa come lo poteva essere quella del protagonista ma, in generale, di chiunque di noi.
Spesso, infatti, mi sono persa nei suoi ragionamenti, sono tornata indietro per rileggere alcuni punti e la cosa non mi ha entusiasmato troppo una volta appurato che non era la semplice stanchezza a lasciarmi questi vuoti durante la lettura.
Nonostante ciò, ho trovato il protagonista assolutamente ben caratterizzato e, anche se fin troppo complesso, molto realistico e sincero.
Inoltre, mi piacerebbe leggere altro dell'autore per farmi un'idea più precisa del punto di cui vi ho appena parlato.
Un altro elemento che mi ha destabilizzato è sicuramente la scelta di inserire il fatto di cronaca di cui parlava la trama solamente a fine romanzo.
Non ne faccio una colpa all'autore; ho trovato bellissima l'idea di inserire un simile evento all'interno del romanzo e questa sua scelta sarebbe stata azzeccata, a mio parere, anche se non fosse stato un fatto realmente accaduto.
Ammetto, però, di non aver avvertito questo terribile come uno sfondo della vicenda, così come ci era stato promesso nella trama, ma come un elemento aggiuntivo che poteva mettere la parola “fine” ad una serie di scelte tematiche di per sé già coraggiose (perché non è assolutamente facile né conveniente scegliere di parlare di simile argomenti).
Ho apprezzato solo a metà l'inserimento di alcune canzoni all'interno del testo. Non sempre, infatti, le ho trovate attinenti e anche quando invece lo erano non sono riuscita a godermi questi interventi fino in fondo ma semplicemente per una mia ignoranza personale in materia di hip-hop.
E mi pare di aver detto tutto ciò che pensavo riguardo a “Il passo del codardo” a cui, a malincuore, non ho potuto lasciare un voto finale più alto di 3/5 .
E' una sufficienza piena ma forse mi aspettavo semplicemente qualcosa di diverso.
I miei complimenti vanno nuovamente a David Bandini: la tua è stata una scelta coraggiosa, anzi, coraggiosissima!





Grafica: 5/5 . La cover è davvero minimal ma quel semplice groviglio in copertina esprime perfettamente i sentimenti del protagonista. Anche della disposizione interna non posso dire molto. Si nota la cura e l'amore che la casa editrice ha messo nel proprio lavoro!
Prezzo: 4/5 . Giusto.





E tutto qua!
Mi auguro di tutto cuore che la recensione vi sia piaciuta e che in ogni caso vi abbia incuriositi alla lettura di questo romanzo d'esordio tutto italiano.
Vi auguro una piacevole serata e tante buone letture!






domenica 26 agosto 2018

Recensione di "Carve the mark"



Buon pomeriggio lettori e buona domenica!
Come vi avevo già annunciato nelle stories di instagram (se non mi seguite sono @365_livesofbooks), ho appena mollato i quiz per la patente perché dovevo assolutamente recuperare questa recensione.
Era da molto che dovevo postarla ma, tra impegni ed ansie varie, ho temporeggiato fino ad oggi nel parlarvi di “Carve the mark”, primo libro di una nuova saga fantascientifica di Veronica Roth (che conoscerete sicuramente per la saga di “Divergent”).
Vi annuncio già che non sarà tutta rosa e fiori quindi preparatevi 🙈
Vi auguro buona lettura e vi lascio alla scheda informazioni:



Titolo: Carve the mark 
Autrice: Veronica Roth
Casa editrice: Mondadori         
Prezzo: 15,90 
Edizione: Rigida
Anno di pubblicazione: 2017
Numero di pagine: 423












Esistono persone con dei doni, nel mondo.
Persone con un destino che si compirà qualsiasi siano le loro scelte.
Akos e Cyra sono Predestinati e, malgrado il clima di potenza delle loro famiglie, sono nati entrambi sotto una cattiva stella.
Nati su terre lontanissime e completamente diverse l'una dall'altra (la prima, Thuve, dal popolo colto e dal sistema politico semi-democratico, e poi Shotet, il cui popolo, dapprima nomade, si basa sul concetto della sopraffazione e della violenza), i due protagonisti saranno costretti ad interagire pur di sopravvivere.
Cyra, infatti, è la sorella del dittatore Shotet ed ha l'incredibile potere di conferire dolore a chiunque la tocchi – auto-causandosi, però, la stessa pena-. Akos, invece, è l'unico a poter alleviare il suo dolore.
Per quanto la odi per via della sua famiglia, però, il ragazzo è costretto a collaborare: rimanere accanto a Cyra è l'unico modo che ha per rimanere in contatto con suo fratello il quale, essendo un oracolo, è l'unico che potrà conferire al dittatore Shotet la supremazia sull'intero pianeta.
Ma quel destino già scritto è davvero l'unica vera scelta?



“I cuori teneri rendono l’universo degno di viverci” 




Ho comprato questo libro per diverse ragioni: la prima, lo ammetto con un po' di vergogna, è sicuramente l'aspetto grafico. Quel libro è un book porn, non posso dire altro in mia difesa!
La seconda motivazione è sicuramente il fatto che io (pur detestando Tris) ho amato la saga di “Divergent” al suo tempo; infine, avevo trovato la trama carina (malgrado ci fosse qualcosa di inspiegabile che non mi convinceva del tutto).
L'accumularsi di queste ragioni mi hanno spinta ad acquistare questo romanzo e, non molto tempo prima della pubblicazione in Italia del secondo volume (“Il destino divide”), a leggerlo anche se non poche ansie.
Avevo letto diverse critiche e l'intero mondo del web si divideva tra chi lo aveva amato profondamente e chi, invece, lo aveva trovato terribile (ho letto anche di accuse di razzismo, si è toccato davvero il fondo!).
Io, sfortunatamente, mi trovo in questo secondo gruppo di persone e vorrei spiegarvi il perché.
Ho iniziato questo libro insieme ad una mia amica ma fin da subito entrambe abbiamo notato qualcosa di strano nello stile della Roth, qualcosa che ci ha portate a rallentare notevolmente il ritmo della lettura.
Per quanto mi riguarda, l'ho trovato diversissimo da quello di “Divergent” ed assolutamente più lento e confuso. Mi sono ritrovata spesso a ripercorrere le pagine temendo di essermi persa dei passaggi importanti per poi rendermi conto di grossi buchi all'interno della narrazione che mi portavano a chiedere: ma questo personaggio non era morto? Come sono divise queste gerarchie? Come mi sono trovata a questo punto?
Ad esempio ho trovato il passaggio di ambientazioni, da Thuve a Shotet, davvero molto caotico. Flashback e scene ambientate nel presente si susseguivano in maniera poco organizzata rendendo tutto semplicemente confuso (specialmente per quanto riguarda Cyra).
Non ho inoltre apprezzato il modo in cui la Roth ha suddiviso i punti di vista: per più di cento pagine ci ritroviamo in capitoli senza i pensieri di Akos quando, almeno secondo me, sarebbero stati davvero utili per capire meglio non solo la sua psicologia ma anche le motivazioni di alcune sue scelte.
Parlando dei personaggi, invece, mi sono resa conto fin dalla prima metà del romanzo, di non essermi affezionata a nessuno di loro e così è stato fino alla fine del libro.
Inoltre trovavo il rapporto tra i due protagonisti (ma anche con il resto dei personaggi) davvero mal costruito, a tratti addirittura insensato ed anche poco originale.
Anche la scelta dei loro poteri mi è sembrata qualcosa di visto e rivisto. Solo per citarvi alcuni libri a cui ho pensato allora: “Twilight”, “Shatter me”, “Shadow and bone” ecc.
Per quanto riguarda le ambientazioni, invece, ho trovato l'idea molto buona ma, in generale, sviluppata piuttosto male. Sarei stata felice di avere più mappe, appunti o anche discorsi tra i personaggi che rendessero più chiaro il loro sistema politico-sociale, la loro economia, la loro storia.
Ammetto che è stato davvero difficile per me andare avanti nella lettura. 
Era da tanto che non mi succedeva di voler abbandonare un libro con così tanta insistenza! 
Come voto finale non ho potuto dare, quindi, più di 2,5/5 🌟, così strutturate: una stella per la grafica, un'altra sicuramente per l'idea di base che, pur non sviluppandosi in una maniera che potesse piacermi, era però molto bella ed infine una mezza stella per il finale che mi ha sorpresa positivamente.


Grafica: 5/5 🌟. Penso che ne abbiamo già parlato abbastanza. Peccato che per me sia stato più un caso di “tutto fumo e niente arrosto”. Peccato!
Prezzo: 5/5🌟 . 15,90 non sono troppi per quel genere di lavoro grafico e per il numero di pagine ed in un'edizione rigida!
Traduzione: 5/5🌟.




Fiiine. 
Mi dispiace di essere stata così critica ma vi avevo avvertito fin da subito che non sarebbe stato un parere tutto rose e fiori.
Diciamo che delle rose ha solo le spine però penso che ogni mia critica sia stata ben giustificata 🤷‍♀️.
Se volete dirmi la vostra opinione riguardo a “Carve the mark” sono più che aperta al dialogo quindi scatenatevi (qui nei commenti oppure su instagram se preferite) e ditemi cosa ne pensate!
Vi è piaciuto? Non vi è piaciuto?
Continuerete la saga?
Sapete dove trovarmi!
Vi auguro una buona domenica, un buon pomeriggio e ovviamente anche buona lettura!

Recensione di "Little White Lie"

Buona domenica readers! 🙆‍♀️ Questo pomeriggio vorrei portarvi una recensione molto speciale per me perché in collaborazione con una raga...