domenica 2 dicembre 2018

Recensione de "Il Sognatore"


Buona domenica lettori!
Ritorno finalmente sul blog e non con una recensione qualunque.
Finalmente, infatti, porto in questo piccolo mondo il mio pensiero riguardo “Il sognatore”, primo volume di una nuova serie fantasy creata da Laini Taylor (che molti di voi conosceranno per “La chimera di Praga”) e portata in Italia dalla Fazi Editore. Oggi più che mai mi sembrava giusto portarvi questa recensione in quanto proprio la settimana prossima (sabato 8 dicembre) l'autrice sarà in Italia per un incontro con noi lettori!
Bando alle ciance, quindi, ed iniziamo subito con la scheda informazioni:



Titolo: Il sognatore
Autrice: Laini Taylor
Casa editrice: Fazi editore
Prezzo: 14,50 

Edizione: Flessibile
Anno di pubblicazione: 2018
Numero di pagine: 522















Il protagonista della vicenda è Lazlo, un orfano cresciuto nell'austerità di un monastero dove non vi è spazio per la fantasia né tanto meno per i sogni alla quale il giovane si è sempre avvinghiato con forza nella speranza di poter avere un giorno la dimostrazione dell'esistenza di un mondo diverso da quello in cui è cresciuto e dove la bellezza e la magia regnano sovrani.
Questo luogo ha un nome: Pianto.
Lazlo ne ha sentito parlare solo in alcuni racconti confusi di un vecchio monaco ma è sempre stato certo della sua esistenza tanto da iniziare a studiare ogni testo, ogni libro, fino a far diventare questa sua curiosità una vera e propria ossessione.
Il suo sogno, però, sembra sempre lontanissimo dal concretizzarsi.
Com'è possibile che una città tanto meravigliosa sia caduta nell'oblio? Com'è possibile che tutti ne abbiano dimenticato l'esistenza?
Quando tutto il suo lavoro inizia a sembrare privo di significato, però, accade un evento incredibile. Alle porte della Grande Biblioteca appare un uomo, un guerriero denominato “il Massacratore di Dei” la cui missione porrà Lazlo di fronte ad una scelta fondamentale per la sua vita: rimanere un sognatore oppure diventare colui che renderà il suo sogno realtà.
Sarà l'inizio di un'avventura straordinaria alla ricerca non solo di una città perduta ma anche di sé stessi, in una zona di confine dove sogno e realtà s'incontrano e dove meraviglia ed orrore si mescolano. Perché se tutti i sogni possono diventare realtà, allora lo stesso possono fare anche gli incubi...





“Durante il secondo Sabba della Dodicesima Luna, nella città di Pianto, dal cielo cadde una ragazza.
La sua pelle era blu ed il suo sangue era rosso. ”



Sono stata attratta fin da subito da questo romanzo, da quello che sarebbe stato il mio primo approccio con quest'autrice e che sicuramente non sarà l'ultimo.
Laini Taylor ha fatto subito breccia nel mio cuore grazie alla creazione di Lazlo, un personaggio assolutamente puro, timido, spesso incapace di rendersi superiore agli altri proprio per questo suo carattere docile. Allo stesso tempo, però, non è affatto debole: la sua forza deriva dalla sua intelligenza, dalla sua forza di volontà e da quel suo sogno che lo riempie come una forza vitale.
Lazlo è un personaggio a cui mi sono sentita immediatamente legata proprio per queste sue caratteristiche così come credo sia accaduto ad un qualsiasi altro lettore imbattutosi in questo libro. Lazlo il Sognatore è un personaggio che c'insegna fin da subito l'importanza di credere ai propri sogni e di inseguirli malgrado questi sembrino giganteschi e lontanissimi da noi. Ci insegna che con la costanza e con l'impegno niente è impossibile!
Inizialmente, lo ammetto, non impazzivo per lo stile dell'autrice (e capisco le critiche che lo hanno definito pomposo, a volte persino artificiale) ma quest'ultimo ha iniziato, pian piano, ad accompagnare la mia lettura e mi sono resa presto conto che “Il sognatore” non sarebbe mai potuto essere tale senza questa scelta di termini, senza questa magnificenza e grandezza nelle descrizioni, nel suo essere a volte prolisso senza però risultare mai ripetitiva o noiosa ma esprimendo sempre con molta delicatezza ed eleganza non solo ciò che i personaggi osservano ma anche ciò che questi ultimi provano nel profondo del loro cuore, brutta o bella che sia quell'emozione.
Volendo utilizzare una metafora, definirei lo stile della Taylor come un libro pop-up: ad ogni pagina si dispiegava pian piano un'immagine vivida, un mondo perfettamente dettagliato e riconoscibile da qualsiasi altro universo fantasy letto finora.
Ne “Il sognatore”, infatti, non troverete solo esseri umani: ci saranno divinità meravigliose e spaventose al tempo stesso legate a leggende terribili e sanguinose, troverete uomini dotati di intelligenze sopraffine e abilità incredibili che si avvicinano persino alla magia e, inoltre, non mancheranno creature strane, affascinanti, e che sembrano, però, uscite dal più orribile degli incubi.
Un altro punto forte all'interno del romanzo è, sicuramente, l'esistenza di una moralità distorta, confusa, che permette ai lettori di dividersi, di scegliere da che parte stare.
A volte non è facile capire ciò che è giusto o sbagliato e la Taylor ce ne dà un esempio lampante.
A testimonianza di questa “doppia moralità” vi sono proprio i tantissimi personaggi che Lazlo conoscerà in questa sua avventura: c'è Eril-Fane, enigmatico ma profondamente umano, l'alchimista Thyon, l'intraprendente Calixte e l'empatica Sarai.
Il sognatore” ci offre un'incredibile gamma di personaggi meravigliosi di cui non vedo già l'ora di sapere di più nel secondo volume (“La musa degli incubi”). Il primo volume si chiude infatti con un evento sconvolgente che cambierà sicuramente non solo la loro visione del mondo ma anche il modo di approcciarsi ad esso. Sono molto curiosa ma al tempo stesso ammetto di esserne terrorizzata!


Grafica: 5/5 🌟
Prezzo: 5/5 🌟
Traduzione: 5/5🌟 




E finisce così questa mia recensione. Mi auguro che vi sia piaciuta e che, soprattutto, possiate adorare quanto me “Il sognatore” a cui non ho potuto che dare ben 4,5/5 🌟.
Non vedo davvero l'ora che sia l'8 dicembre per scoprire quante persone hanno amato la storia di Lazlo!
Quanti di voi saranno a Roma per questo evento?
È la prima volta che incontro un'autrice e sono veramente emozionatissima!
Non vedo l'ora di incontrarvi e fare anche la vostra conoscenza! ❤


-Emme

domenica 11 novembre 2018

Recensione de "L'invitato"



Buona domenica lettori! 📚
Questo pomeriggio vi porto una nuova lettura in collaborazione e ringrazio tantissimo Massimiliano Alberti per avermi concesso di leggere la sua opera, “L'invitato”, e mi scuso nuovamente per tutto il tempo passato fino a questa recensione.
Quindi bando alle ciance e vi lascio subito alla scheda informazioni:





Titolo: L'invitato
Autrice: Massimiliano Alberti
Casa editrice: Infinito Edizioni
Prezzo: 14,00                                                             
Edizione: Flessibile
Anno di pubblicazione: 2018
Numero di pagine: 212




















Leo, Kevin e Tom sono amici da una vita ma, dopo anni di baldoria passati insieme nella loro sonnolenta città natia, Trieste, i tre sono costretti a separarsi e ad intraprendere strade molto diverse.
Tempo dopo, succede, però, l'impensabile: Tom, ormai del tutto a suo agio nella bella società di Vienna, convoca Kevin e Leo per coinvolgerli nel suo progetto di creare una nuova galleria dedicata alla Pop Art.
Leo non sa che cosa si aspettano da lui ma decide ugualmente di accettare l'incarico. Ben presto, però, si accorgerà di quanto possa essere difficile trovarsi in un mondo che non gli appartiene e di quanto le loro differenze caratteriali possano essere in grado di distruggere un rapporto d'amicizia che dura da anni.
Tra scorribande, passioni e fiumi di alcol, Massimiliano Alberti raffigura con mano esperta un'intera società e la danza, frenetica e realistica, delle sue maschere.





“Comunque, su una cosa avevate ragione: noi tre abbiamo vissuto sopra le righe, accarezzato l'eccesso e rasentato il fondo. Uno stile di vita, se così si potrebbe definire di questi tempi, del tutto Pop.”








Se dovessi definire “L'invitato” con una frase, probabilmente direi che è: “un libro che presenta, spontaneamente, degli alti e dei bassi”.
Questo perché fin dal primo capitolo si notano tutte (o quasi) le scelte che l'autore, attraverso i pensieri di Leo, ha deciso di porci attraverso questo suo primo libro e tocca a noi, in definitiva, l'ultima decisione: continuare la lettura pur sapendo che cosa ci toccherà o fermarci senza tentare di capire più a fondo le motivazioni dell'autore.
Io, come mi sembra chiaro che sia, ho deciso di continuare e quindi eccomi qua!
Fin da subito, a partire dalla trama, sono rimasta incuriosita dalla parola “maschere”; quest'ultimo è un concetto che mi sta molto a cuore e che, per l'appunto, sono sempre curiosa di vedere sviluppato all'interno di un libro, di qualsiasi genere si tratti.
Per questo motivo, durante la lettura mi sono concentrata particolarmente sui personaggi e questo è ciò che sono riuscita a trarne:
Tom è forse colui che meglio rispecchia la società viennese che l'autore ha voluto descrivere: è un uomo cinico, calcolatore, a tratti persino opportunista.
Leo, invece, potremmo definirlo un sognatore, incapace di accontentarsi di una vita scialba che non si addice alla sua psicologia frizzante, alla sua forza di volontà e al suo immancabile senso dell'umorismo. Allo stesso tempo, però, il nostro protagonista si dimostra un personaggio spesso infantile e che rovina tutto ciò che tocca. Non importa se lui stia tentando di fare del bene o del male perché, qualsiasi cosa lui faccia, non fa che peggiorare la situazione.
A discostarsi del tutto da queste caratteristiche e, in generale, dall'intera aria di superiorità della società viennese, è sicuramente Kevin. Anche se a tratti il suo carattere presenta dei lati molto bambineschi (in contrasto con la dura realtà che sembra aver contagiato il resto del trio rendendoli sicuramente più “adulti”), è stato forse il personaggio che ho più apprezzato per la sua dolcezza e la sua purezza malgrado questa sua caratteristica sia stata spesso presa di mira dai suoi compagni.
In definitiva, potrei dire però che è Tom colui che rispecchia di più gli ideali della società in cui Leo e Kev verranno gettati, essenzialmente, come carne da macello. Quest'ultima si finge aperta alle novità ma vive nel pregiudizio soprattutto per quanto riguarda la sfera femminile e l'omosessualità. La donna viene vista come un essere subdolo, il cui unico scopo è quello di appropriarsi della ricchezza altrui.
La diversità, in generale, viene vista con disprezzo anche se tollerata per “buona educazione”.
L'elemento attorno cui ruota questa società, il mondo intero e anche la nostra storia è, però, la bellezza che ha caratteri specifici ed immutabili, è oggettiva ed insormontabile.
Per quanto riguarda lo stile dell'autore, penso che possa essere definito “denso”, complesso sia dal punto di vista dell'ironia (con il quale Alberti descrive in maniera piuttosto critica la “buona società” viennese e con la quale ci istruisce sull'importanza della bellezza e sui pregiudizi più frequenti) sia dal punto di vista dei dialoghi e del linguaggio che si presenta composto da termini ricercati e “facoltosi”.
Nonostante lo abbia trovato azzeccato per descrivere un certo tipo di società, devo però ammettere che lo stile utilizzato non è tra quelli che prediligo perché spesso rende la lettura meno scorrevole.
Spezzo però una lancia a favore dell'autore che, come poi mi ha anche confermato, dimostra al 100% tutti gli anni di lavoro svolti su questo libro, sia dal punto di vista intellettuale ed artistico che dal punto di vista stilistico.
Non riesco proprio, infatti, a criticare il suo modo di rapportarsi a lettore perché, nonostante i temi trattati ed i cliché utilizzati, si nota quanto il libro sia volutamente provocatorio soprattutto nel voler dire in maniera bella, elegante, “le cose sbagliate”.
È stato proprio grazie a questo mio pensiero che ho capito quanto critico fosse in realtà l'autore nei confronti di questa società e di queste maschere che lui ci presenta in maniera rapida, vorticosa ma estremamente sincera.
Alla fine dei conti, però, ho deciso di lasciare a “L'invitato” un voto finale di 3/5⭐ sperando di poter leggere presto altro di questo autore e capire quanto del mio pensiero fosse giusto. Ci tengo, inoltre, a precisare che questo mio voto nasce esclusivamente da un gusto personale basato su alcune scelte narrative (e non stilistiche!) di Alberti che si è presentato, a mio parere, come un ottimo autore di cui, mi ripeto, mi piacerebbe leggere ancora!



Grafica: 4,5/5 ⭐. Quella de “L'invitato” è una grafica molto semplice che, generalmente, mi piace in un qualsiasi libro. Ho apprezzato molto l'aggiunta di alcune opere alla fine della storia ma mi sarebbe piaciuto avere qualcosina in più (come una mappa di Vienna, magari, o altre opere ancora legate alla Pop Art).
Prezzo: 4/5 ⭐.




E così si conclude anche questa recensione e collaborazione per cui ci tengo a ringraziare nuovamente l'autore per la sua disponibilità e tranquillità nel rapportarsi a me nonostante ci abbia messo mesi per leggere il suo lavoro.
Auguro a Massimiliano tanta fortuna e di poter sempre essere sé stesso senza avere il bisogno di indossare alcuna maschera in questa società che spesso nasconde qualcosa in nome di una presunta bellezza.
Mi auguro, inoltre, che a voi lettori questa recensione sia piaciuta e che darete un'opportunità a questo autore che, fidatevi, merita davvero! ❤
Vi auguro, infine, un buon proseguimento di serata e buona lettura!




-Emme



domenica 4 novembre 2018

Recensione di "Fidanzati dell'inverno"



Buonsalve lettori e buona domenica!
Dopo circa un secolo dalla lettura di questo libro, sono finalmente pronta a parlarvi di “Fidanzati dell'inverno”, primo volume di una serie fantasy nata dalla penna di Christelle Dabos e portata in Italia da Edizioni e/o che ringrazio di cuore per averci permesso la lettura di questo gioiellino!
Ma non perdiamoci in chiacchiere ed ecco a voi scheda informazioni:





Titolo: Fidanzati dell'inverno - l'Attraversaspecchi 
Autrice: Christelle Dabos
Casa editrice: Edizioni e/o
Prezzo: 16,00
Edizione: Flessibile
Anno di pubblicazione: 2018
Numero di pagine: 505















In un mondo lacerato, i cui Paesi sono divisi in Arche sospese nel cielo, Ofelia apparirebbe a chiunque come la più delicata ed innocua delle creature. Impacciata, goffa e persino miope, la nostra protagonista ha sempre vissuto una vita essenzialmente tranquilla basata soprattutto sullo stretto rapporto con il suo nucleo famigliare e, in special modo, sull'amore che nutre per il proprio lavoro di archivista che condivide insieme all'adorato prozio.
Ofelia è, però, molto più speciale di quanto possa apparire allo sguardo di una persona esterna.
È infatti dotata di due doni che hanno dell'incredibile: attraverso il semplice tocco delle sue dita, è in grado di scoprire il passato degli oggetti e, inoltre, ha sviluppato nel tempo l'abilità di attraversare gli specchi come se fossero portali in grado di trasportarla da una parte all'altra di un edificio qualsiasi.
Un ordine dall'alto, però, sta per portarla via da quel mondo sicuro e tranquillo che è Anima: un matrimonio combinato ed indiscutibile trascinerà Ofelia nel gelido ed inospitale Polo, un'arca completamente diversa da quella in cui è cresciuta, dove sarà costretta a sposare Thorn, un giovane uomo appartenente alla temuta famiglia dei Draghi, costantemente in guerra l'uno con l'altro.





“«Attraversare gli specchi significa affrontare sé stessi» aveva detto il prozio al momento degli addii. Finché avesse avuto scrupoli, finché avesse agito d'accordo con la propria coscienza, finché fosse stata capace di guardarsi allo specchio ogni mattina, Ofelia non sarebbe appartenuta ad altri che a sé stessa”







Inizio col dire che questo libro mi ha conquistata già dalle prime pagine ed era da tempo che non mi accadeva qualcosa di simile all'effetto che “Fidanzati dell'inverno” ha avuto su di me.
Sono partita senza pretese, sapendo ben poco della trama e dei suoi personaggi e, soprattutto, senza aver letto o ascoltato recensioni che lo riguardassero.
Ad oggi, continuo a pensare che sia stata la decisione più giusta perché mi ha permesso di immergermi ancora più a fondo all'interno del mondo architettato dall'autrice che è, a mio parere, il punto forte di questo primo volume.
Ho trovato l'idea delle Arche davvero originale ed ho apprezzato particolarmente la scelta di donare ad ognuna di queste non solo delle caratteristiche territoriali diverse ma anche una vera e propria scala dei valori che cambiava da Paese a Paese dando così un ulteriore caratterizzazione ai personaggi che incontreremo nel primo capitolo di questa saga.
Per quanto riguarda le atmosfere, mi hanno personalmente ricordato quelle dei film dello Studio Ghibli (che forse molti di voi conosceranno per capolavori come “La città incantata”, “Il castello errante di Howl”, “Una tomba per le lucciole”, “Porco rosso” e tanti altri ancora) specialmente per il concetto di illusione di cui il libro stesso si nutre e che mi ha letteralmente trascinata all'interno di questo mondo senza che io potessi neppure accorgermene.
Un attimo prima ero nella mia stanza e l'attimo dopo pativo il freddo di Polo e cercavo di sopravvivere tra gli intrighi e le lotte di potere.
È stato un aspetto che mi ha resa felicissima durante la lettura!
Un elemento che mi ha colpito particolarmente è stato sicuramente l'utilizzo che viene fatto della magia la quale, ancora una volta, si divide in ramificazioni di diversa intensità ma che si esprime costantemente in maniera originale e diversa da qualsiasi altro libro fantasy che io abbia mai letto.
È stato davvero interessante scoprire i poteri di alcuni personaggi e vedere, pian piano, come questi ultimi si “trasformassero”, se così si può dire, in base alle circostanze e alla gravità di alcune situazioni.
Un altro elemento che ho apprezzato è sicuramente quello dei personaggi: ammetto che all'inizio temevo molto questo argomento perché dalle poche nozioni che conoscevo riguardo la trama mi era stato facile creare nella mia mente i primi pregiudizi, specialmente per quanto riguarda la protagonista ed il suo rapporto con Thorn.
Non aiutavano, inoltre, i trafiletti che definivano “Fidanzati dell'inverno” come un mix di “Twilight”, “The Hunger Games” ed “Harry Potter” e vi chiedo gentilmente di non fidarvi di quanto detto perché questo romanzo è qualcosa di completamente originale che non ha nulla a che vedere con le saghe sopracitate.
Ritornando ai personaggi, volevo aggiungere che sono stata più che contenta che l'autrice abbia dato ad ogni sfumatura di carattere una giustificazione adeguata. Ciò riguarda specialmente Ofelia la quale viene sì presentata con delle caratteristiche che nel tempo ho imparato a non sopportare nelle eroine dei romanzi ma che viene raccontata e, appunto, “giustificata” in una maniera tale che mi ha reso difficile odiarla.
In generale, però, devo dire di essere rimasta particolarmente sorpresa da quasi tutti i personaggi e la Dabos è stata geniale nell'inserire le illusioni anche anche all'interno dei rapporti tra le varie persone all'interno della scena.
Piano piano, in compagnia di Ofelia, abbiamo iniziato a far cadere gli altarini capitolo dopo capitolo ritrovandoci personaggi del tutto nuovi e differenti da come li avremmo immaginati all'inizio.
È stato spettacolare!
Per quanto riguarda la trama, ammetto che quest'ultima si svolge in maniera piuttosto lenta ma, in questo caso e rispetto ad altri libri, ho trovato azzeccata anche questa scelta da parte dell'autrice perché mi ha permesso di comprendere al meglio sia i personaggi che le ambientazioni in cui si ritrovavano a vivere.
A rendere più dinamica la storia, sono, a mio parere, proprio le lotte interne che fanno parte della quotidianità della famiglia di Thorn e che spesso potrebbero portare in difficoltà ed in pericolo proprio la nostra protagonista la quale dovrà affrontare una profonda crescita personale per sopravvivere a quel mondo spietato ed austero.
In generale, come avrete sicuramente capito, ho adorato “Fidanzati dell'inverno” e (la mia parabatai può essere sicuramente mia testimone!) mi è stato difficilissimo allontanarmene sia durante la lettura sia dopo averla già terminata.
A conti fatti, ho deciso di lasciare un voto finale di 4,5/5🌟, con la voglia di leggere e di scoprire ulteriori miglioramenti all'interno del secondo capitolo che dovrà fare i salti mortali per stupirmi almeno quanto ha fatto questo primo libro!




Grafica: 5/5 🌟.
Prezzo: 4,5/5 🌟. 
Traduzione: 5/5🌟.



E la recensione si conclude qua e, devo ammetterlo, sto tirando un sospiro di sollievo al sol pensiero.
Mi è stato difficile esprimere a parole la meraviglia di questo romanzo e credetemi se vi dico che mi sono trattenuta pur di non dirvi troppo ed evitare, così facendo, spoiler più o meno pericolosi.
Mi auguro, però, che tutto il mio pensiero riguardo a “Fidanzati dell'inverno” vi sia risultato chiaro e che gli indecisi scelgano finalmente di dare un'occasione a questo libro che io ho amato con tutte le mie forze!
Sono curiosa di sapere, però, la vostra riguardo il primo capitolo di questa saga perché ho sentito pareri davvero discordanti.
A voi è piaciuto? 🤷‍♀️


-Emme



domenica 28 ottobre 2018

Recensione di "Caraval"




Buonasera e buona domenica a tutti voi lettori!
È da tanto che non ci si vede, non è così? 🤔
Accompagnata da un'inquietante musica circense, direi di iniziare immediatamente con la recensione di oggi prima che il mio cervello sia così condizionato da questa soundtrack da riservarmi un altro bell'incubo stanotte! 😅
Oggi ho intenzione di mandare nuovamente all'aria la scaletta per parlarvi di “Caraval” della californiana Stephanie Garber e di cui presto uscirà anche un seguito sempre per la casa editrice Rizzoli (“Legend” in Italia dal 13 novembre).
Ed è proprio per questo motivo che ho deciso di cambiare un po' i miei programmi. Probabilmente se avessi atteso ancora, questa recensione sarebbe uscita ben più tardi del seguito!
Ma adesso è arrivato il momento di cominciare.
Vi lascio alla scheda informazioni e ricordate: “è solo un gioco”.



Titolo: Caraval
Autrice: Stephanie Garber
Casa editrice: Rizzoli
Prezzo: 18,00
Edizione: Rigida
Anno di pubblicazione: 2017
Numero di pagine: 423




















Ad unire Rossella e Donatella non è solo il sangue, non è solo la paura nei confronti di un padre violento. A tenerle unite è anche la magia di Caraval, lo spettacolo itinerante allestito dal misterioso Legend di cui non si sa nient'altro se non racconti e pettegolezzi.
Con il tempo, però, la speranza di ricevere un invito inizia a sfumare ed in special modo quando Rossella viene promessa in sposa ad un uomo che non ha neppure mai incontrato.
Ma poi avviene l'impensabile: tre inviti, uno per lei e per Donatella e l'ultimo per il suo futuro sposo, vengono recapitati tra le lettere della protagonista.
Per le due sorelle, però, quei biglietti hanno significati ben diversi: mentre per Rossella è la realizzazione di un sogno infantile prima di ritirarsi nella vita da sposa, per Donatella significa invece ottenere una chance per fuggire dalle angherie del padre e vivere finalmente libera lontana dalla sua città natia.
Sembra tutto troppo bello, tutto troppo semplice, ed infatti qualcosa di terribile accade davvero: Donatella viene rapita ed usata come obiettivo del gioco annuale di Caraval.
Per salvarla, Rossella dovrà partecipare e vincere la partita.
Ma non sarà così facile perché lo spettacolo, così come i suoi protagonisti, nasconde molti più segreti di quanti lei potesse immaginare. Alcuni addirittura mortali...





“Ma prima di immergervi nel nostro mondo, dovete ricordare che è tutto un gioco. Ciò che accade oltre questo cancello potrebbe essere spaventoso o eccitante, ma non lasciatevi trarre in inganno. Proveremo a convincervi che sia verso, quando in realtà è tutta una messa in scena. Un mondo fatto di finzione. Noi cercheremo di coinvolgervi, e voi state attenti a non farvi coinvolgere troppo. I sogni che diventano realtà possono essere bellissimi, ma anche trasformarsi in incubi quando le persone non vogliono svegliarsi”.







Ed ora inoltriamoci nella recensione vera e propria.
Da dove iniziare? Mmh...
Io partirei dai personaggi che, a mio parere, sono stati il punto carente di questo libro.
La protagonista del nostro racconto è Rossella, una giovane donna bella ma pudica, con tanti sogni ma al tempo stesso con tante (e comprensibili) paure.
Non a caso, il suo sogno più grande è quello di vivere al sicuro e di estendere questa sicurezza anche alla sorella minore, molto più sfrontata e combina guai.
Non ho affatto apprezzato il personaggio principale e devo ammettere che ho trovato la scelta di utilizzare solo il suo punto di vista davvero pessima in quanto la psicologia di Rossella è molto semplice ma al tempo stesso davvero noiosa.
Non ha fatto altro che esprimere lo stesso pensiero pagina dopo pagina, capitolo dopo capitolo, per poi ribaltare completamente la situazione e trasformarsi in una profonda ipocrita che non mi ha lasciato nulla non appena conclusa la lettura se non una grande confusione.
Capisco l'impossibilità di utilizzare altri punti di vista per via dei numerosi misteri e segreti che riguardano Caraval ed i suoi artisti ma al tempo stesso credo sarebbe stato molto più opportuno l'utilizzo di una terza persona più ampia che avrebbe permesso all'autrice di spaziare anche con i sentimenti degli altri personaggi.
Per quanto riguarda Donatella, invece, non sono riuscita a farmela piacere in nessun modo.
Nonostante quello che verremo a sapere sul suo conto, l'ho trovata molto egoista, spesso fastidiosa e a tratti anche ingrata nei confronti di Rossella che voleva solamente proteggerla.
Julian è, forse, uno dei pochi personaggi che sono riuscita a farmi piacere almeno un pochino.
Dico così perché l'ho trovato a volte banale (ed irritante nello sbagliare per tutto il libro il nome della protagonista) ma altrettante volte mi ha incuriosita con i suoi modi di fare.
Ci sono sicuramente altri personaggi (al di fuori di questi tre che potremmo definire principali) che ho trovato piuttosto interessanti e di cui mi sarebbe piaciuto sapere di più come Legend, Dante e Aiko.
Proprio per questo motivo, insisto con il dire che avrei preferito sicuramente una terza persona più estesa anche ai personaggi secondari.
Anche per quanto riguarda lo stile di scrittura dell'autrice, mi dispiace ammettere di non essere riuscita ad apprezzarlo interamente: sarà la scelta di utilizzare un linguaggio molto semplice ed accessibile a tutti, sarà l'idea dell'autrice di utilizzare sì una terza persona ma prendendo come unico punto di vista Rossella, ma davvero non sono riuscita a farmelo piacere.
Data la classe sociale delle due sorelle, mi aspettavo sicuramente qualcosa di più per quanto riguarda il linguaggio utilizzato all'interno del romanzo, sia per quanto riguarda i dialoghi sia per i pensieri della protagonista.
Parlando delle atmosfere create dalla Garber, direi che ci siamo ad un buon 70%.
Rispetto ai personaggi, il mondo creato dall'autrice mi è sembrato molto vivido, molto realistico e fattibile, in qualche modo. Anche l'elemento magico descritto è stato davvero ben calibrato e non è caduto nei classici cliché di altri libri fantasy. Sono stati solo i pensieri di Rossella a riguardo a fuorviarmi dall'immergermi completamente all'interno di Caraval.
In generale, il libro è stato carino ma non all'altezza delle mie aspettative che erano piuttosto alte.
A conti fatti, ho lasciato a “Caraval” un voto complessivo di 3,5/5 🌟.
Il finale, infatti, mi ha convinta a fare un passo indietro e a scegliere di leggere ugualmente il secondo volume. Spero vivamente che in “Legend” l'autrice abbia il buon senso di ampliare i punti di vista perché un nuovo romanzo incentrato su Rossella non riuscirei proprio a tollerarlo!



Grafica: 5/5 🌟. Il libro è assolutamente meraviglioso e curato nei minimi dettagli!
Prezzo: 3,5/5 🌟. Ho trovato il prezzo piuttosto alto per la lunghezza del romanzo. Al tempo stesso, però, capisco questa scelta editoriale dovuta non solo all'edizione rigida ma anche, appunto, a tutti questi meravigliosi elementi di grafica aggiunti al libro e che lo rendono semplicemente bellissimo!
Traduzione: 5/5🌟.





Ed è così che si conclude questa recensione serale.
Quanti di voi hanno letto “Caraval”? 🎪
Sembrava essere il caso editoriale dello scorso anno. Voi cosa ne avete pensato?
Data questa recensione, lo leggerete oppure proverete a cercare qualche altro libro dalle ambientazioni circensi? 🔍
Spero di ricevere vostre notizie, qui o sul mio profilo instagram @365_livesofbooks) e che la recensione vi sia piaciuta.
Vi auguro una buona serata e buona lettura! 💖




-Emme



domenica 14 ottobre 2018

Recensione di "Little White Lie"


Buona domenica readers! 🙆‍♀️
Questo pomeriggio vorrei portarvi una recensione molto speciale per me perché in collaborazione con una ragazza, una bookstagrammer ed un'autrice che in pochissimo tempo è riuscita ad entrare nel mio cuore e nella mia vita di tutti i giorni.
Si tratta di “Little white lie”, terzo libro di Samila Yumi Marchetti (seguitela su instagram come @yumiscrive!) che ringrazio con tutto il cuore per avermi concesso la possibilità di leggere il suo romanzo: grazie per la tua bravura, il tuo essere dolce e divertente, grazie per essere sempre te stessa e per essere mia amica.
Ma non dilunghiamoci troppo perché l'emozione è forte!
Vi lascio alla scheda informazioni:



Titolo: Little white lie 
Autrice: Samila Yumi Marchetti
Casa editrice: Amazon
Prezzo: 12,99 Edizione: Flessibile
Anno di pubblicazione: 2018
Numero di pagine: 418

















Little white lie” ha per protagonista Andromeda, detta Andy, la quale vive in una famiglia ricca ma al tempo stesso molto chiusa a livello mentale in special modo per quanto riguarda la parità dei sessi. Per questo, rispetto ai suoi fratelli, Andy è sempre stata trattata come un essere inferiore.
Malgrado ciò, la nostra protagonista non pecca di determinazione.
Il suo unico obiettivo, infatti, è quello di studiare fuori casa e di sorprendere la sua famiglia.
All'insaputa di tutti, se non della nonna Grazia, Andy riuscirà ad ottenere una borsa di studio per una scuola maschile e, fingendosi un ragazzo, inizierà a frequentare la Marple dove studiano anche i suoi fratelli.
Nonostante la sua determinazione, però, Andy sa che non sarà facile. Dovrà mettercela tutta per non farsi scoprire e per terminare l'anno come la migliore studentessa dell'istituto.
Per far sì che ciò accada, la nostra protagonista dovrà affrontare numerose, e spesso divertentissime, sfide...


“«Quel reggiseno non è mio! Glielo giuro!»
Quella indietreggiò lentamente, scrutandomi come se avessi appena affermato di avere una bomba innescata nello zaino. Calciò il reggiseno con la punta della scarpa e, dopo avermi rivolto un ultimo sguardo terrorizzato, si dileguò.
«Siamo in arrivo alla stazione di Manchester Piccadilly» proferì una voce metallica in quell'esatto istante. «Si pregano i gentili passeggeri di scendere dalla vettura con ordine». 
Splendido. Il mio ingresso a Manchester non avrebbe potuto essere più glorioso di così.”




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Voglio fare delle precisazioni che penso, e spero, vi facciano capire al meglio quello che sarà il mio giudizio finale.
Parto dal presupposto che questo libro non appartiene affatto ad una categoria di libri che sceglierei di leggere nel mio quotidiano. Devo dire che avevo un certo tipo di aspettative, più o meno precise, ma “Little white lie” ha superato di gran lunga tutto quello che, pur non avendo letto alcuna recensione a riguardo, avevo immaginato riguardo questo libro.
La storia di Andy rispecchia in parte i canoni tradizionali di una ROM-COM (romance-comedy. Ad esempio, a voler citare le più recenti, “Tutte le volte che ho scritto ti amo” oppure “Sierra Burgess è una sfigata”) come i protagonisti adolescenti che hanno un segreto, oppure la comicità semplice e l'interesse romantico atteso e al tempo stesso un po' “scontato”.
Little white lie”, però, non si riduce solo a questo. Nonostante la dose di trash presente (che, ci tengo a sottolineare, non mi è mai risultato opprimente durante la lettura), l'autrice è riuscita a spiegare attraverso l'ironia ed in maniera molto semplice argomenti forti ed importanti quali la parità dei sessi e l'emancipazione femminile.
In un contesto del genere sarebbe stato facile, da parte di Yumi, lasciarsi sfuggire la mano e far cadere tutto il romanzo in una classica storia d'amore ma l'autrice è sempre stata coerente con quello che è in realtà il vero tema del suo libro.
Andy, infatti, non sembra proprio adatta all'amore: non si fida del sesso maschile, che più volte è stato ostile ed ingiusto nei suoi riguardi, ed il sentimento non è poi ciò che cerca per sé stessa.
Lei vuole dimostrare di essere qualcuno e lo farà perché può, perché deve.
Ho apprezzato molto questa parte del carattere della protagonista: anche se spesso l'ho trovata incoerente nel suo pensiero verso i ragazzi, ho trovato Andromeda un personaggio davvero carismatico e dagli ideali davvero forti. Lei non è migliore degli altri per via del suo sesso, per la sua famiglia o per il suo denaro. Lei è la migliore perché si è sempre impegnata per raggiungere i suoi obiettivi. Nessuno le ha mai regalato nulla e solo attraverso il suo coraggio e la sua determinazione riuscirà a procedere per la sua strada.
All'interno dell'intero romanzo, ho trovato davvero bello lo sviluppo caratteriale della maggior parte dei personaggi ed in special modo la crescita dei fratelli di Andy. Oltre alla protagonista, infatti, abbiamo imparato a conoscere anche Levi e Dominic, con i loro caratteri opposti e con i diversi modi che hanno di vedere la vita ed affrontare le loro paure.
Tra i personaggi che più ho apprezzato, inoltre, non posso non citare Charlie, un ragazzone grande e grosso ma dal cuore tenero e l'animo di miele, costantemente affamato di attenzioni e di ciambelle glassate. Mi sono spesso riconosciuta nei suoi pensieri, negativamente nella sua paura di non essere mai abbastanza, nel suo timore di far sentire la propria idea ma anche nel bene, con il suo essere forte e costante nei rapporti di amicizia sinceri come quello che si verrà a creare con Andy.
Avrei voluto sapere di più riguardo ad un altro elemento che sarà fondamentale nella nuova vita della protagonista: Nicholas. Le poche nozioni che sappiamo su di lui mi hanno fatto amare il suo personaggio ma al tempo stesso ammetto di essere rimasta delusa nel non sapere di più su di lui e sul suo segreto. Mi sarebbe piaciuto un approfondimento maggiore a riguardo!
Allo stesso tempo, però, capisco l'esigenza dell'autrice di mettere in primo piano Andy e la sua famiglia e quindi il minor spazio lasciato agli altri personaggi.
La caratterizzazione dei diversi elementi ha, però, nettamente surclassato un altro elemento che solitamente trovo molto importante all'interno di un romanzo e cioè la descrizione degli ambienti principali in cui si svolge la storia.
Ammetto, però, che non è stato un elemento di cui ho sentito particolarmente la mancanza perché ho preferito vivermi di più i personaggi ed il loro sviluppo anziché il luogo in cui avveniva la loro crescita. La Marple è semplicemente un posto che ha sì valore all'interno della storia ma che accompagna solo in parte l'accrescimento personale di Andy ed i suoi compagni.
Per quanto riguarda lo stile, devo dire che non potevo aspettarmi di meglio dall'autrice: l'ho trovato davvero scorrevole (mi capitava di arrivare a leggere cento pagine in pochissimo tempo e senza nemmeno rendermene conto!) e ho riso tantissimo e non mi capitava da davvero tantissimo tempo!
Probabilmente mi sarebbe risultato un po' strano in altre circostanze.
Grazie alla conoscenza che ho sviluppato con l'autrice attraverso le stories ed i messaggi che ci siamo scambiate, invece, sono riuscita a vedere molto di Yumi all'interno del libro e non solo per quanto riguarda il modo di descrivere caratteri, personaggi e situazioni ma anche nel vocabolario utilizzato all'interno della storia.
Mi è capitato spesso di pensare “Ma chi è che parla così nel 2018?” ma poi la risposta mi sorgeva spontanea: “Yumi. È Yumi che parla così”.
Non avendo letto gli altri suoi due libri, non posso farvi un paragone ma devo dire che per questa trama e per questi personaggi ho trovato davvero adatta la scelta di inserire molto di sé stessa sia nello stile di scrittura che nei dialoghi e nei pensieri della protagonista!
Non so se sia stato proprio per lo stile di scrittura ma ho trovato la storia davvero scorrevole: Andy si ritrova a vivere delle avventure davvero divertenti, cacciandosi continuamente nei guai ed invogliando il lettore a tifare costantemente per lei.
È una protagonista alla quale è difficile non affezionarsi!
Alla fine dei conti (oltre ad essermi emozionata per la mia presenza all'interno dei ringraziamenti) ho capito fin da subito quale voto finale lasciare a “Little white lie” che si merita, a mio parere, ben 4,5/5🌟 .
Fino all'ultimo momento si è giocato il voto pieno ma ammetto che, tra le altre cose già citate, il non sapere di più riguardo a Nicholas e specialmente l'evoluzione del suo segreto mi ha davvero fatto un po' storcere il naso. Volevo sapere di più!



Grafica: 5/5 🌟. Ho apprezzato tantissimo il modo in cui è strutturato questo libro. Non è splendida solo la cover ed il retro ma ho trovato il tutto davvero ben studiato. Inoltre ho adorato l'idea di inserire una lista delle occhiate di Levi a fine romanzo. È stata un'idea davvero carinissima!
Prezzo: 5/5 🌟. Il libro è un bel mattoncino (pur essendo quattrocento pagine pesa davvero da morire e non capisco il perché!), curato nei minimi dettagli. Tredici euro li trovo un prezzo ragionevole.




E si conclude così la mia recensione di “Little white lie”.
In definitiva, lo consiglierei a chiunque stesse cercando un libro leggero (ma non privo di significato!), a chi magari si trova nel blocco del lettori e soprattutto agli amanti degli Young Adults. Secondo me questo è il libro che fa per voi!
Ringrazio ancora di cuore Yumi per avermi dato la possibilità di leggere questo libro e, così facendo, di conoscerla meglio ❤
Spero che la recensione vi sia piaciuta e che il libro vi abbia incuriositi!
Potete trovarlo su Amazon sia in versione cartacea (al prezzo di 12,99 euro) che in ebook (2,99).
Vi assicuro che non ve ne pentirete!
Vi auguro una serena domenica,

-Emme





















domenica 7 ottobre 2018

Recensione di "Children of blood and bone" | Ne vale la pena?





Buona domenica lettori! 🙆‍♀️
Come state?
Questo pomeriggio vorrei parlarvi della mia ultima lettura.
Ho deciso di boicottare la mia lista delle recensioni da recuperare essenzialmente perché il libro che recensirò oggi per voi è uscito qualche giorno fa nelle librerie italiane e volevo quindi dare il mio parere per aiutare tutti coloro che magari sono indecisi (per il prezzo o per la trama in sé) se acquistarlo o meno.
Come avrete sicuramente capito, si tratta di “Children of blood and bone”, il fantasy rivelazione di questo 2018, pubblicato il 2 ottobre dalla Rizzoli come “Figli di sangue ed ossa”.
Sono due giorni che lavoro su questa recensione che sarà molto approfondita ma ovviamente NO SPOILER per non togliervi il gusto della lettura.
Se volete farvi un'idea chiara, vi lascio alla scheda informazioni:



Titolo: Children of blood and bone / Figli di sangue ed ossa
Autrice: Tomi Adeyemi
Casa editrice: Henry Holt / Rizzoli
Prezzo: $ 10,99 / 18,00 Edizione: Flessibile / Rigida
Anno di pubblicazione: 2018
Numero di pagine: 525






Zélie vive in un mondo dove la magia è stata messa a tacere così come al silenzio sono stati costretti tutti coloro le cui abilità avrebbero potuto danneggiare il regno di Orisha ed in special modo il suo crudele sovrano.
Tra questi anche la madre della protagonista, uccisa quando quest'ultima era ancora una bambina.
Adesso, ad anni di distanza, Zélie è una giovane donna forte e dal carattere irrequieto che spesso l'ha messa nei guai di fronte alle guardie reali le quali la tengono d'occhio non solo per il suo temperamento ma anche e soprattutto per i suoi capelli bianchi, simbolo distintivo della magia che scorre nelle sue vene. Addestrata per difendersi, la ragazza sa che, senza magia, i suoi simili non potranno mai vivere in pace e con la dignità di un tempo. Ed è proprio per questo che, di fronte all'opportunità imperdibile di riportare la magia indietro, Zélie non potrà che accettare.
Che l'incontro con Amari, principessa del regno di Orisha, sia un chiaro messaggio inviatole dagli dei?
Per scoprirlo dovrà iniziare un pericoloso viaggio alla ricerca della verità e di sé stessa, un viaggio che potrebbe dare il via ad una sanguinosa ribellione in grado di cambiare per sempre le sorti del suo popolo.



“I won't let your ignorance silence my pain”




Inizio precisando che io il libro l'ho letto in inglese quindi vi chiedo perdono nel caso in cui alcune mie traduzioni non dovessero combaciare con quelle della casa editrice.
Messe le mani avanti, possiamo iniziare con la recensione vera e propria!
La prima cosa che ci tengo a dire è che ho letteralmente amato l'atmosfera creata dall'autrice ed in generale la sua scelta di riprendere molto (anche se in chiave fantasy) della cultura africana.
Orisha, come vedrete, riprende usi e costumi della nostra Africa ed è un elemento sempre presente nella lettura anche se le descrizioni (degli abiti, dei paesaggi, delle abitazioni ed anche di alcuni riti) non vengono descritte sempre in maniera del tutto approfondita in quanto l'autrice lascia molto più spazio al dinamismo della storia che scorre così in fretta da farvi quasi dimenticare di queste “mancanze”.
Ho trovato davvero bella, inoltre, la scelta di Tomi Adeyemi di creare una protagonista (ed in generale dei personaggi) in cui i ragazzi di colore possano rispecchiarsi al 100% , mentalmente ed anche fisicamente. Credo che “Children of blood and bone” sia, infatti, il primo fantasy in cui la protagonista (come la maggior parte dei personaggi) è una ragazza di colore.
Per concludere il discorso “atmosfere”, devo assolutamente citarvi la mitologia che pervade la vita dei maji (come Zélie e chiunque abbia la magia dentro di sé) e che è fortemente legata ad un “pantheon” di divinità tutte diverse tra loro ma legate ad un'unica divinità creatrice, la “Sky Mother” (letteralmente la “Madre Cielo”) la quale ha dato la vita anche agli esseri umani.
Ogni divinità ha delle caratteristiche particolari, dei poteri (come il dominio degli elementi, il potere della guarigione, l'abilità di entrare nelle menti altrui oppure un forte legame con la vita e con la morte) che hanno poi trasmesso ai maji, mettendoli, così facendo, in continuo contatto con la forza creatrice della Madre.
Ho apprezzato molto la calma con cui l'autrice ci ha presentato questo pantheon.
Noi lettori scopriamo passo passo le informazioni necessarie per conoscere e capire questa mitologia che, in caso contrario, sarebbe potuta sembrare confusa e difficile da ricordare (anche se il libro presenta una sorta di indice sui diversi maji e gli dei ad essi legati).
Ma passiamo adesso ai personaggi: nonostante Zélie ci venga presentata come protagonista assoluta di del romanzo, l'Adeyemi ci presenta il punto di vista anche di altri due personaggi ovvero la principessa Amari e il principe Inan.
Personalmente, ho apprezzato molto il lavoro svolto sulla caratterizzazione dei nostri tre narratori.
Partiamo da Zélie: fin da subito veniamo a conoscenza della sua grande forza e del suo orgoglio (entrambi derivati dalla sua famiglia e da Mama Agba che le ha insegnato tutto riguardo le sue origini ed il modo per difendere sé stessa e chi ama) che la rendono un personaggio davvero ammirabile ma ciò che più mi è piaciuto di lei è questa forte lealtà nei confronti della sua famiglia e quel desiderio di vendetta e quella rabbia che può essere capita da chiunque subisca soprusi e che la rende, così facendo, realisticamente molto umana e quindi anche fragile.
Mi è piaciuto molto il viaggio interiore svolto dalla protagonista e soprattutto il modo in cui il rapporto con alcuni personaggi l'abbia spinta a riflettere e a cambiare e a crescere. Tra questi, ho apprezzato particolarmente il personaggio di Tzain, suo fratello, che rispecchia in maniera realistica il rapporto tra fratelli e sorelle che non è fatto solo di confidenze ed amore ma anche di litigate, di incomprensioni, di gelosie.
Un personaggio molto interessante è sicuramente il principe Inan che fino all'ultimo capitolo ci darà molto da pensare: estremamente legato alla visione paterna per quanto riguarda il regno di Orisha, il ragazzo sarà costretto a prendere decisioni più o meno discutibili ed il cambiamento che affronterà capitolo dopo capitolo, scoprendo il mondo e la bellezza della magia, renderanno la sua storia davvero intrigante!
Il punto di vista che più mi ha appassionato, però, è stato quello di Amari.
Inizialmente, l'ho vista molto simile alla principessa Disney Jasmine (dal film “Aladdin”) per il suo forte desiderio di libertà e di indipendenza ma ammetto che il suo personaggio ha davvero superato ogni mia aspettativa diventando quasi subito il mio personaggio preferito del libro.
Penso che sia innegabile la crescita interiore di Amari la quale cambierà nettamente nel corso della narrazione, regalandoci non solo sorrisi e tenerezze ma anche vari colpi di scena!
Ma passiamo oltre ed inoltriamoci, adesso, nella narrazione di Tomi Adeyemi...
Come vi ho già detto all'inizio della recensione, io ho letto questo libro in inglese ed ammetto che ho avuto diverse difficoltà (soprattutto all'inizio) ad entrare del tutto all'interno del romanzo.
Io ho un livello di inglese intermedio quindi non consiglierei di certo la lettura in lingua originale a chi ha un livello basso o medio-basso oppure a chi non ha mai letto un libro in lingua perché l'autrice utilizza dei termini “derivati” e che quindi riprendono la cultura africana oppure la mixano con delle parole inglesi che mi sono state spesso difficili da tradurre, soprattutto nelle prime cento pagine.
Battaglie e fughe rocambolesche sono all'ordine del giorno in questo romanzo e quindi mi è risultato difficile, a volte, stare al passo con lo stile di scrittura dinamico e travolgente dell'autrice.
Per quanto riguarda le ambientazioni, però, ho trovato la narrazione davvero intrigante e, nonostante la magia, ho trovato le descrizioni davvero realistiche e non mi è stato difficile immaginare gli scenari, la mitologia e le atmosfere come se fossero davvero realizzabili.
Anche i discorsi sono stati molto credibili e l'insieme di tutte queste caratteristiche ha reso la lettura molto gradevole!
Infine, non posso che consigliarvi l'acquisto di questo nuovo fantasy che sta già conquistando le librerie ed il cuore di molti così com'è accaduto a me!
Ho deciso di lasciare a “Children of blood and bone” un voto finale di 4,5/5🌟 anche se fino all'ultimo minuto sono stata indecisa se dargli cinque stelle piene.
Sono in realtà pochi i motivi che mi hanno spinta a prendere questa decisione: il mio iniziale problema nel tradurre e quindi capire lo stile dell'autrice ed anche alcune scelte di quest'ultima per quanto riguarda la costruzione del personaggio di Inan che è davvero un ragazzo dal pensiero intricato e spesso incomprensibile! Malgrado lo abbia apprezzato molto all'interno del libro, ho spesso trovato i suoi comportamenti molto contraddittori e, nonostante fossi curiosa di sapere di più sul suo conto, ho spesso storto il naso per alcune sue scelte.



Grafica: 5/5 🌟. Sia nell'edizione internazionale che italiana, è stato fatto davvero un ottimo lavoro per quanto riguarda questo romanzo. Ho apprezzato molto la scelta di mantenere la grafica (sia esterna che interna) originale, includendo anche le mappe e l'indice di cui vi parlavo precedentemente.
Prezzo: 4/5 🌟. Per quanto riguarda il libro in lingua originale penso che il prezzo sia giusto per un'edizione flessibile così curata. Trovo il prezzo leggermente alto per l'edizione italiana ma essendo un libro in lingua e soprattutto così curata mi aspettavo sinceramente di peggio!
Traduzione: non so darvi una valutazione per quanto riguarda questo campo. Ho letto diversi libri della Rizzoli e ho sempre trovato giusta le loro traduzioni ma non posso darvi un parere per questo libro in particolare.




La mia recensione finisce qui ma sono davvero curiosissima di sapere la vostra riguardo “Children of blood and bone”.
Chi di voi lo aveva già letto in lingua originale e quanti invece lo stavano aspettando con ansia in Italia?
Per chi di voi non lo conoscesse o se c'era qualche indeciso, spero che la recensione vi sia piaciuta e che vi abbia incuriosito.
Ho apprezzato davvero molto questa lettura e spero davvero di aver spinto qualcuno di voi ad acquistarlo. Vi garantisco che ne varrà la pena!
Come al solito, aspetto con ansia il vostro parere e vi invito a scrivermi anche sul mio profilo instagram ovvero @365_livesofbooks !

Vi auguro una buona e felice domenica e soprattutto tante meravigliose letture ❤

domenica 30 settembre 2018

🎬Pagine su pellicola ~ Suite francese



Buon salve readers e buona domenica a tutti voi che siete approdati sul mio blog!
Oggi sono tornata con una rubrica alla quale tengo molto ma che, per un motivo o per un altro, non sono riuscita ad approfondire come volevo.
Si tratta, come avrete potuto evincere dal titolo, delle mie adorate 🎬 Pagine su pellicola dove vi parlo delle differenze tra il libro originale e il film (o serie tv) che ne è stato tratto.
Dopo “Anna dai capelli rossi”, “Wonder”, “La mummia” e “The 100” è arrivato il momento di raccontarvi qualcosa riguardo un libro che ho letto a fine luglio ma che ha aspettato placidamente nella mia lista delle recensioni fino ad oggi in quanto volevo assolutamente vedere prima il film per poter riportare alla luce questa rubrica.
Oggi parleremo, quindi, di “Suite Francese”, ultimo romanzo di Irène Némirovsky.
Partendo dal libro, vi lascio alla scheda informazioni:



Titolo: Suite francese
Autrice: Irène Némirovsky
Casa editrice: Garzanti
Prezzo: 4,90
Edizione: Rigida
Anno di pubblicazione: 2015
Numero di pagine: 412











Rimasto nascosto in una valigia per più di sessant'anni, “Suite francese” è l'ultimo romanzo di Irène Némirovsky, morta dopo poco più di un mese di prigionia ad Auschwitz dove era stata deportata in quanto ebrea. Fu la figlia, Denise Epstein-Dauplè, a decidere di pubblicare, nel 2004, quello che fu considerato immediatamente un caso editoriale.
Riguardo alla pubblicazione disse: “È una sensazione straordinaria aver riportato in vita mia madre. Dimostra che i nazisti non sono riusciti ad ucciderla veramente. Non è vendetta, ma è una vittoria.”
Ma di che cosa parla realmente “Suite francese”?
Il romanzo avrebbe dovuto essere composto da cinque parti (Tempesta di giugno, Dolce, Prigionia, Battaglie e La Pace) somigliando così facendo ad un poema sinfonico.
L'autrice, però, venne arrestata nel 1942 dopo aver completato solamente le prime due parti.
Tempesta di giugno” ha inizio all'alba del 4 giugno 1940 a Parigi dove i cittadini, dopo aver assistito ad una notte di bombardamenti, si preparano ad abbandonare le loro case per dirigersi al sud.
L'intero libro si sviluppa seguendo diversi gruppi di personaggi, di personalità ma anche di estrazione sociale diversa. Troviamo così facendo: la famiglia Péricand, una ricca famiglia notarile, lo scrittore Gabriel Corte e la sua amante, l'anziana coppia Michaud dalla piccola borghesia e il benestante Charlie Langelet.
Anche se accomunati dal tema della fuga dalla guerra, ognuno di loro ha un modo ben preciso di reagire alla tragedia e l'autrice sfrutta queste diversità per dar sfogo ad una critica nei confronti della borghesia e delle classi sociali più alte che, pur credendosi forti dietro le loro maschere di ricchezza e disprezzo, crollano alla prima scossa di violenza improvvisa.
Appoggia, invece, lo stile di vita di chi, come i coniugi Michaud, vive nell'affetto e nell'unità famigliare e che, nonostante il lavoro onesto, vive comunque in maniera dignitosa.
La seconda parte, invece, è ambientato a Bussy, nella campagna francese, e riguarda in special modo la figura di Lucile, una giovane donna dall'animo docile e gentile. Non ha nulla a che fare, invece, con il carattere della suocera, la vedova Angellier, con la quale è costretta a convivere in attesa del ritorno del marito Gaston dalla guerra.
Nel 1941, però, la cittadina viene occupata dai nazisti e le due donne saranno obbligate a condividere la propria casa con l'ufficiale tedesco Bruno von Frank.
In quanto orgogliosa francese e donna sposata, Lucile sa che dovrebbe stargli lontana il più possibile e, seguendo gli ordini della suocera, continua a mantenere un atteggiamento freddo e distaccato nei confronti dell'occupante.
Pian piano, però, la giovane donna inizierà ad apprezzare il comportamento di Bruno che, giorno dopo giorno, si dimostrerà cortese e consolatorio nei confronti di Lucile e, soprattutto, ben diverso dall'egoista Gaston che lei ha sposato non per amore ma bensì per far piacere al padre.
Tra i due scoppierà, quindi, un sentimento forte e tormentato fatto di passione e pietà, disprezzo e consapevolezza del non essere poi così diversi in quanto semplici esseri umani.




“-Ma insomma”, cos'è che ti conforta allora?- -La certezza della mia libertà interiore- disse lui dopo aver riflettuto – questo bene prezioso, inalterabile, che dipende solo da me perdere o conservare. Che le passioni spinte al parossismo come lo sono adesso finiscono per spegnersi. Che tutto ciò che ha un inizio avrà una fine. In poche parole, che le catastrofi passano e che bisogna cercare di non andarsene prima di loro, ecco tutto. Perciò, prima di tutto vivere: primum vivere. Giorno dopo giorno. Resistere, attendere, sperare-.” 







Ammetto di essermi aspettata qualcosa di completamente diverso da questo libro. Leggendo la trama e guardando il trailer del film non mi aspettavo nient'altro che una storia d'amore e, ad essere sincera al 100%, temevo nella classica risoluzione romantica priva di riflessioni importanti date da un tema così importante (e realmente vissuto dall'autrice) come la guerra e l'uguaglianza tra gli esseri umani.
Iniziando il romanzo, però, mi sono resa conto fin dalle prime pagine che non sarebbe stato (per fortuna, aggiungerei) il libro che avevo immaginato.
La Nèmirovsky ci presenta fin da subito un caleidoscopio di personaggi, volti, storie, ricordi e situazioni che rendono semplice percepire i diversi stati d'animo delle varie classi sociali di una nazione in guerra, battuta ed occupata dalle forze nemiche.
Della prima parte ho apprezzato quasi tutti i personaggi, in special modo la famiglia Michaud che trasmettono in pieno, a mio parere, l'idea che aveva l'autrice della famiglia sana e dignitosa.
Inizialmente ho avuto qualche difficoltà ad ambientarmi in quanto i nomi sono molti e le storie tante e tutte diverse ma pian piano sono riuscita ad andare avanti senza problemi.
Avrei apprezzato una sorta di albero genealogico delle diverse famiglie o quanto meno un indice che mi permettesse di riconoscere fin da subito parentele e legami tra i vari personaggi in quanto questi ultimi vengono riproposti più e più volte all'interno dell'intero romanzo (e quindi sia nella prima che nella seconda parte).
Mentre “Tempesta di giugno” aveva una visione molto più ampia degli eventi, “Dolce” si concentra, invece, su molte meno situazioni ed è forse anche per questo che apprezzato molto di più la seconda parte che mi ha davvero stupita.
Come ho detto in precedenza, mi aspettavo la classica risoluzione romantica ma le vicende che si sono andate ad intrecciare e soprattutto la caratterizzazione dei personaggi mi hanno lasciata davvero senza parole.
Ho apprezzato in special modo lo sviluppo di Lucile che mai mi sarei aspettata potesse raggiungere simili traguardi. Sul suo personaggio è stato fatto davvero un ottimo lavoro!
Sono rimasta spiazzata, inoltre, dalla scelta dell'autrice nel creare un personaggio come Bruno. Essendo una donna ebrea ed avendo vissuto l'occupazione tedesca in quanto francese di adozione, non mi aspettavo una lucidità tale nel caratterizzare l'ufficiale tedesco in maniera così “umana”.
È una scelta che apprezzo particolarmente e che nel contesto che ha creato non ho trovato affatto banale o illogica.
Confermo quindi il mio voto finale di 4/5 🌟 e vi consiglio caldamente questo libro se siete appassionati di romanzi storici!



Grafica: 3/5 🌟. Appena sufficiente. Mi dispiace per la casa editrice ma penso che ci siano edizioni di questo romanzo realizzate molto meglio sia a livello di grafica che di contenuti.
Prezzo: 5/5 🌟. Per un libro in rigida è davvero un affare!
Traduzione: 4/5🌟. Non male ma ricordo che c'era qualcosa che non mi convinceva nella narrazione in diversi capitoli.




Dopo avervi dato delle delucidazioni generali sul libro, è arrivato il momento di parlarvi anche della sua trasposizione cinematografica che ho visto proprio ieri sera e che ho apprezzato malgrado alcune cose mi abbiano fatto storcere un po' il naso.
Ma ritorniamo alla scheda informazioni:



Titolo: Suite francese
Titolo originale: Suite Française
Regia e sceneggiatura: Saul Dibb, Matt Charman
Lingua: Inglese
Anno d'uscita: 2014
Casa cinematografica: Alliance Films, Qwerty Films, Scope Pictures, TF1 Films Production
Durata: 107 min.




Dopo circa dieci anni dalla pubblicazione di “Suite francese”, esce nelle sale l'omonimo film con protagonisti Michelle Williams nel ruolo di Lucile Angellier e Matthias Schoenaerts nei panni dell'ufficiale tedesco Bruno von Falk.
Se avete letto il libro, non lasciatevi ingannare!
Il film non è che, infatti, la trasposizione della seconda parte del romanzo (“Dolce”).
La storia si concentra, quindi, solo sulla parte romantica del racconto della Nemirovsky e, anche se capisco la scelta da parte dei produttori, a mio parere non è stata un'idea vincente.
Perché dico questo? Questo mio pensiero nasce dall'aver apprezzato e sentito molto vicino il pensiero dell'autrice nella prima parte del suo libro. Omettendo interamente “Tempesta di giugno” nella pellicola hanno perso (e abbiamo perso!) non solo dei personaggi meravigliosi ma anche molti dei messaggi e delle critiche che la Nemirovsky voleva trasmetterci.
Pur avendo apprezzato maggiormente la seconda parte, ammetto di aver sentito la mancanza di molti degli aspetti descritti dal romanzo e che invece sono stati del tutto cancellati all'interno del film. Questa cosa mi è dispiaciuta davvero molto.
Ma passiamo agli attori: incredibile l'esecuzione di Michelle Williams (la star di “Dawson's creek” che forse conoscerete per film come “The greatest showman”, “Il grande e potente Oz” o il meno recente “Shutter Island” accanto a Leonardo Di Caprio) che secondo me può essere apprezzata completamente solo se si è prima letto il libro. Il personaggio di Lucile, infatti, non è un personaggio dalla psicologia semplice e più e più volte è costretto a superare delle prove che potrebbero inabissarla oppure renderla più forte.
Una mia scoperta personale è stata, sicuramente, l'interpretazione di Matthias Schoenaerts. Non solo bellissimo fisicamente ma, a mio parere, anche un grande attore dotato di un vasto catalogo micro espressioni che lo rendevano assolutamente credibile attraverso lo schermo.
Altri volti noti sono quelli di Kristin Scott Thomas ( “La chiave di Sara” “L'uomo che sussurrava ai cavalli” e “Bel Ami”) e di Margot Robbie (“The wolf of wall street”, “Suicide Squad” e “Tonya”). Entrambi personaggi che, a mio parere, avrebbero dovuto essere sviluppati un po' di più ma che, nel complesso, ho apprezzato.
Bellissima è stata la fotografia di Eduard Grau (ed in special modo la scelta di colori!) ma ancor di più ho apprezzato le colonne sonore composte da Rael Jones.
Ho trovato perfetti, inoltre, i doppiaggi che si adattavano perfettamente ai personaggi rappresentati.
Sono stata felicissima, poi, del vedere utilizzati veri e propri spezzoni del libro (come per i pensieri di Lucile che noi seguiamo per tutta la durata della pellicola) e della scelta di mantenere intatti molti dei dialoghi presenti nel romanzo.
In generale, quindi, ho trovato questo film una piacevole sorpresa a cui ho dato ben 4/5 🌟.
Se ci fossero stati più riferimenti alla prima parte del romanzo, avrei trovato il tutto molto più completo!





“- Come la madre cinese che nel mandare il figlio alla guerra gli raccomandava prudenza “perché la guerra non è prima di pericoli”, la prego, in mio ricordo, di aver cura per quanto possibile della sua vita. -
- Perché, ha valore per lei? - chiese trepidante.
-Sì. Ha valore per me. - 


E tutto qua! 🙆‍♀️
Spero che la mia doppia recensione vi sia piaciuta e che il ritorno di questa rubrica vi abbia fatto piacere così lo ha fatto a me!
Inoltre, mi auguro di avervi incuriositi a leggere il libro e/o guardare il film se ancora non lo avete fatto.
Potete trovare “Suite francese” su Netflix se siete abbonati ma, se non lo foste, vi consiglio di cercarlo in streaming perché è un film che merita davvero molto secondo me.
Se conoscevate già questa storia, scrivetemi nei commenti e fatemi sapere se avete letto altro di questa autrice che, almeno io, non vedo l'ora di scoprire meglio attraverso altri suoi romanzi!
Vi auguro una buona domenica e, come sempre, anche buona lettura! 😘




Recensione de "Il Sognatore"

Buona domenica lettori! Ritorno finalmente sul blog e non con una recensione qualunque. Finalmente, infatti, porto in questo piccolo ...