domenica 15 aprile 2018

Recensione di "Talon"



Buonasera lettori e buona domenica a voi!
Cosa state leggendo di bello?
Io oggi ho terminato la lettura di “Una fiamma nella notte” di Sabaa Tahir e ho letteralmente il cuore in pezzi. Qualcuno di voi lo ha letto?
In ogni caso, con ancora le lacrime agli occhi ed il desiderio di un seguito che mi dilania l'anima, eccomi qui con una nuova recensioni decisamente più fantasy rispetto alle ultime portate qui sul blog.
Il libro in questione è “Talon” di Julie Kagawa ed è in assoluto il mio primo libro sui draghi (se non contiamo “Le cronache del ghiaccio e del fuoco” dove sono appena delle comparse) di cui vi lascio la scheda informazioni:



Titolo: Talon
Autrice: Julie Kagawa
Casa editrice: Harlequin Mondadori
Prezzo: 16,00
Edizione: Rigida
Anno di pubblicazione: 2015
Numero di pagine: 475











Da secoli una battaglia viene combattuta sul nostro Pianeta senza che l'essere umano, se non per poche eccezioni, ne sappia nulla: è la guerra di Talon, il popolo dei draghi, contro l'Ordine di San Giorgio, composto da soldati addestrati per portare all'estinzione una specie ormai dimenticata e declassata a pura mitologia.
Nel corso del tempo, però, i draghi sono diventati più astuti e forti, malgrado abbiano rischiato di sparire, e si sono infiltrati tra gli uomini in modo da moltiplicarsi ed infine dominare sul mondo.
Ember e Dante Hill sono fratelli, gli unici della loro specie, e sotto mentite spoglie sono stati trasferiti in California da una famiglia umana alleata di Talon.
Per Dante, quella tappa non è che un ulteriore passo per il completamento del suo addestramento mentre per Ember, molto più selvaggia e ribelle, è solo il primo assaggio della libertà tanto ambita.
Ha dei progetti per la sua estate da umana: vuole divertirsi, imparare a surfare, farsi delle amiche, conoscere più gente possibile e godersi ogni singolo istante di quei tre mesi.
Niente è, però, come si sarebbe immaginata: tra una lezione di surf ed una partita ai videogiochi, infatti, i due fratelli vengono divisi per seguire addestramenti diversi per scoprire che compito svolgeranno all'interno di Talon e per imparare a proteggersi dai loro nemici.
L'Ordine è, infatti, sulle loro tracce e non passa molto tempo prima Ember faccia la conoscenza di Garret, un cacciatore dall'insolita bellezza e dal carattere schivo.
Senza prove, il ragazzo non può uccidere e per questo sarà costretto ad avvicinarsi alla ragazza e al suo gruppo di amici, sospetti quanto lei di non far parte della razza umana.
Tra intrighi e tradimenti, ribellioni e segreti, i due finiranno per stringere un rapporto ben diverso rispetto a quanto si sarebbero mai immaginati.



“«Ut omnes surgimus.
Uniti dominiamo».” 






La lettura di questo libro è stata strana.
Non saprei in che altro modo definirla, a dir la verità.
Ho cominciato la lettura di “Talon” con tutte le buone intenzioni: era una storia sui draghi, su una guerra, e, malgrado trovassi banale il classico tocco di romance, speravo davvero di trovare di più.
Sono stata, però, abbastanza delusa dal risultato.
Lo stile della Kagawa è fresco, giovanile, adatto a chi si è appena affacciato al mondo del fantasy.
Non ci trovo niente di male in questo ma, dopo essermi abbuffata di libri di questo genere per anni, le mie aspettative erano ben più alte di quanto poi mi è stato riservato durante la lettura.
I personaggi sono abbastanza banali ma caratterizzati piuttosto bene: Ember è una libertina, è audace, è determinata e non ha nulla da invidiare a molte altre eroine dei fantasy (specialmente a quelle che dominano le librerie dei più giovani) se non un pizzico di astuzia in più che male non le avrebbe fatto; Garret ama il suo lavoro, è un cacciatore leale all'Ordine e l'ho trovato adorabile nel modo in cui tentava di approcciarsi per la prima volta alla vita di tutti i giorni.
Ho apprezzato, poi, anche la caratterizzazione degli altri personaggi, come quello dell'autoritaria addestratrice di Ember, ed in special modo quella dell'irriverente Riley.
A pochissime pagine dalla fine del romanzo, circa centosessanta, mi sono resa conto, però, che sapevo ben poco del mondo creato da Julie Kagawa: non conoscevo i diversi gradi dell'Ordine di San Giorgio, non conoscevo appieno la loro storia o anche solo quella dei suoi membri. Allo stesso modo, non viene affrontata l'organizzazione di Talon, non viene raccontato quel mondo magico e crudele di cui tanto avrei voluto leggere
L'ambientazione è quindi, a mio parere, un grande NO del primo capitolo di questa saga.
Ci sono stati diversi alti e bassi e sinceramente non so ancora se continuerò o meno le avventure di Ember. Molti punti mi frenano ma, allo stesso tempo, vorrei veder realizzata quella che io ho chiamato la “ship sbagliata” perché mai diventerà canon, ma mai nella vita!
In ogni caso, ho deciso di dare a “Talon” un voto di 3/5⭐.
Non è stata la lettura dei desideri ma poteva andare anche molto peggio!



Grafica: 5/5⭐ . La Mondadori ha curato davvero nei minimi dettagli di questo romanzo. È stupenda la copertina, fatta in modo da sembrare composto da scaglie di drago, ma anche la suddivisione dei capitoli e delle parti (che riprendono il logo dorato all'interno del titolo sulla cover!).
Prezzo: 5/5 ⭐.
Traduzione: 5/5 ⭐.





E alla fine eccoci qua!
Voi avete letto la saga di “Talon” e, se si, mi consigliereste di proseguire?
La recensione è finita ma sarei ben contenta di sapere la vostra a riguardo!
Vi auguro una buona serata e tante buone letture 💗

venerdì 13 aprile 2018

Recensione di "Strade di notte"



Buonasera lettori!
La via del recupero sta pian piano finendo ed oggi è finalmente il turno della recensione di “Strade di notte” di Gajto Gazdanov.
A legarmi a questo libro è sia una vicenda personale sia il mio amore smisurato per le storie di tutti i giorni. Un bel libro, per esser tale, non ha bisogno di grandi eroi e di imprese oltre i limiti umani, non ha bisogno di mistero o anche solo di magia.
Siamo tutti i protagonisti della nostra storia e questo libro evidenzia meravigliosamente questa realtà.
Prima di parlarvi della trama, però, vi lascio alla scheda informazioni:



Titolo: Strade di notte
Autrice: Gajto Gazdanov
Casa editrice: Fazi Editore
Prezzo: 16,50 
Edizione: Flessibile
Anno di pubblicazione: 2017
Numero di pagine: 237










Sono gli anni Trenta e la scintillante Parigi veste il pesante mantello della sera.
Un tassista russo, che altri non è che l'autore stesso, vaga per la città popolata da personaggi “estremi”: attrici sull'orlo del declino, filosofi dominati dall'alcol, nobili decaduti, prostitute, emigrati.
In tutti questi racconti, però, Gazdanov stesso, pur parlando poco di sé, rimane in assoluto il protagonista di questo libro ed esprime sia tutto il suo disinteresse per un lavoro che non lo compiace e che non è conforme al suo reale modo di essere sia il suo disagio nel vivere da straniero in una terra straniera.
Strade di notte” è il titolo di un quadro cupo, basato su ombre ed oscurità senza fine, in cui personaggi bizzarri risaltano, vividi e splendenti come stelle in un cielo nero: clienti affezionati di Gazdanov, che sfrutta la propria esperienza di tassista per mostrarci il mondo frivolo e misero della Parigi di metà Novecento, confidano a questa figura temporanea e introversa le loro storie di prostitute ed amanti, di mogli ferite, di fortune sprecate, di sogni svaniti.
Si susseguono, così facendo, strade e volti, fortune e disgrazie, in una danza sfrenata di passioni, coraggio, violenza ma a volte anche pietà.
E noi lettori, come spettatori di un'opera teatrale, rimaniamo fissi sul nostro posto, occhi spalancati per la curiosità o per il disgusto, ed osserviamo impotenti alla loro già annunciata rovina.




“«Del resto non c'era notte in cui non incontrassi qualche pazzo, gente al limite del manicomio o dell'ospedale, alcolizzati e vagabondi. Sono diverse migliaia, a Parigi. Sapevo a priori che nella tal strada avrei incontrato il tal matto e nel tal quartiere il tal altro. Scoprire qualcosa su di loro era difficilissimo: di solito facevano discorsi senza capo né coda. Ogni tanto, però, ci riuscivo».”






Inizio dicendo che ho letteralmente amato “Strade di notte”.
Certo, ci sono state cose che mi hanno fatto storcere il naso (come la lunghezza dei capitoli, ad esempio, oppure il fatto che l'autore concentrasse le parti più importanti o significative solo nelle ultime pagine di quella determinata parte) ma tutti i fattori negativi sono stati quasi sempre soppiantati da quello stile denso ed intrigante, che più volte ho paragonato a quello di Dostoevsky, che mi tenevano incollata fino all'ultima frase, fino all'ultima parola.
Volevo sapere di più, sul protagonista, sui suoi clienti, su quella città frivola e allo stesso tempo pesante ed opprimente, come il fumo di una sigaretta.
Mi hanno appassionata i racconti di molti di loro, soprattutto quello della Rinaldi, e mi sono sentita vicina alle loro speranze distrutte, agli amori sognati e alle ingiustizie subite.
Sono subito entrata in empatia con il tassista e ho sentito mio il suo bisogno di conoscere, di capire e allo stesso tempo di tenersi al di fuori di ogni faccenda.
A volte, lo ammetto, mi sono persa tra i tanti nomi, tra le tante vicende di questo breve, eppur ricchissimo, romanzo. Ho trovato questo libro molto umano, forse soprattutto per la confusione che regna sovrana tra una storia e l'altra!
Non c'è un filo conduttore, sono tutte sparse, lontane l'una dall'altra e allo stesso vicinissime come sono poi le persone nel mondo reale.
I personaggi si ergono vividi in questa coltre di nebbia fatta di alcol e droghe, del gas dei taxi o del vapore e dei fumi delle fabbriche, e non è difficile sentirsi loro vicini pur non avendo vissuto le loro stesse esperienze.
Pur non conoscendo la vita dell'autore, inoltre, mi è stata chiara fin da subito la sua presenza all'interno di questo classico moderno, lo sentivo in ogni pagina, in ogni riga, in ogni critica.
Tutto ciò mi ha permesso di essere chiara e decisa nell'esprimere il voto di “Strade di notte” che si aggiudica ben 4/5 ⭐!



Grafica: 5/5 ⭐. La Fazi Editore si è tenuta su uno stile classico, pulito, e la copertina è assolutamente perfetta per questo romanzo!
Prezzo: 2,5/5 ⭐. Sinceramente lo trovo un po' alto se andiamo a vedere le pagine effettive del libro. Ci sono molti libri (anche in edizione rigida) con lo stesso prezzo ma hanno comunque il doppio, se non il triplo, delle pagine !
Traduzione: 5/5 ⭐. Un fattore che mi spaventava particolarmente, soprattutto per la trama generale, era la traduzione. Non conoscevo lo stile dell'autore ma temevo potesse risultare pesante, oppure confuso nel caso la traduzione non fosse stata perfetta. Fortunatamente, lo è stata!




Senza rimuginarci ulteriormente, credo che dovrò acquistare qualche altro libro dell'autore.
Ormai non ho più scuse!
E voi? Siete rimasti incuriositi da questa breve, seppur sentita, recensione?
Spero di si perché questo libro merita davvero molto!
Come sempre, vi invito a scrivermi qui giù o in direct su Instagram (mi trovate come @365_livesofbooks) nel caso aveste letto questo libro.
Mi fa sempre piacere sentire la vostra opinione!
Detto ciò, vi auguro un buon proseguimento di serata e buona lettura a tutti voi!

martedì 10 aprile 2018

Recensione di "Dovrei proteggerti da tutto questo"



Salve lettori!
Oggi sono tornata con una recensione inaspettata.
Molti di voi, infatti, credevano (come lo credevo io fino a dieci minuti fa) che la prossima recensione sarebbe stata quella di “Strade di notte” di Gajto Gazdanov.
È inaspettata anche per me perché mai avrei creduto di poter leggere, e di poter apprezzare, un memoir che è di certo un genere nuovo nella mia libreria!
Ringrazio quindi tantissimo Edizioni Clichy per avermi inviato per una collaborazione “Dovrei proteggerti da tutto questo” di cui vi lascio qui giù la scheda informazioni:



Titolo: Dovrei proteggerti da tutto questo
Autrice: Nadja Spiegelman
Casa editrice: Edizioni Clichy 
Prezzo: 17,00
Edizione: Flessibile
Anno di pubblicazione: 2017
Numero di pagine: 428









Nadja è sempre stata affascinata dalla figura materna fin quando, con l'avanzare degli anni, ha capito che Françoise Mouly, art director del New Yorker, esercitava su di lei un controllo ben diverso rispetto a quello delle altre madri sulle sue amiche.
Pur amandola immensamente, Nadja sa che c'è qualcosa di sbagliato in sua madre e, soprattutto, nella loro complicata relazione che più volte l'ha spinta a sentirsi inferiore o addirittura pazza.
Confrontandosi con lei, infatti, capisce che molte cose dei suoi ricordi non coincidono e nulla, neppure la terapia, può prepararla a quella che sarà poi il lavoro della sua vita: è così che inizia la sua indagine, quattro generazioni di donne messe a confronto, partendo dalla madre Françoise e dalla relazione burrascosa con sua nonna Josée fino ad arrivare a quella di quest'ultima con la bisnonna Mina.
Con il coraggio di chi non vuole e non può chiudere gli occhi al passato, attraverso le pagine di un libro in costruzione, la Spiegelman si spinge al di là del suo essere figlia e ci porta a guardare oltre l'amore, alla ricerca di una verità più grande.



“«La mattina del mio sedicesimo compleanno, mi sono guardata allo specchio davanti al tavolo della cucina, profondamente delusa. Non m'ero resa conto che stavo ancora aspettando di diventare una fata, e invece era così. Mia madre è entrata, con la vestaglia di un rosa un po' sbiadito che era stata di sua nonna. Per un attimo l'ho vista nel modo in cui raramente vedi le persone che conosci da tutta la vita. Ho visto il viola sotto gli occhi, la pelle olivastra assottigliata e ammorbidita dalle rughe, le radici grigie dei capelli che imbiancavano da anni. Eppure sapevo, continuavo a sapere, che era una fata. Lo sapevo dal modo in cui, con le parole giuste, riusciva a farmi sentire invincibile. Lo sapevo da come mi chiamava al cellulare tre secondi dopo l'inizio di ogni mio primo bacio. Lo sapevo dal modo in cui quella mattina mi ha guardato in faccia e mi ha chiesto se sapevo volare».”






Come dicevo al principio di questa recensione, “Dovrei proteggerti da tutto questo” mi ha inaspettatamente stupita.
Pur sapendo che si trattava di una storia realmente vissuta, non credevo di poter leggere un racconto così vero, così vivo, e quasi spietato.
Noi conosciamo il mondo attraverso gli occhi di Nadja, i continui viaggi da Parigi a New York o successivamente anche in Italia, ma non ci è difficile empatizzare anche con le altre figure femminili predominanti della sua vita.
Pudore, rabbia, ribellione: sono gli elementi fondamentali di questo diario tutto al femminile, nonostante spesso figurino anche degli uomini che sono stati alla base della caduta e della rinascita delle nostre protagoniste, e che spesso le hanno portate a separarsi e poi riunirsi ancora.
Legate da un amore ben più forte del rancore, Nadja, Françoise, Josée e Mina, raccontano le loro verità senza esclusioni di colpi, senza risparmiare nessuno, rendendo questo libro ben più crudo di quanto mi sarei mai aspettata, toccando temi importanti e senza tempo come: l'emancipazione femminile, l'omosessualità, l'olocausto, il terrorismo, la violenza e così via.
Lo stile della Spiegelman, inoltre, è incredibilmente fresco ed attuale, pur rimanendo su temi ostici ancor oggi nella nostra società, e ciò permette alla storia di scorrere fluida, senza intoppi, e quasi senza rendercene conto si arriva ad un finale tenero, quasi inaspettato come lo è, poi, l'intera vita di Nadja.
Mi risulta difficile, quindi, distaccarmi da questo libro. Ieri sera, arrivata all'ultima pagina, ho avvertito un vuoto profondo, devastante, e ancora oggi non riesco a spiegarmi del tutto il perché.
Da una parte, infatti, mi sentivo come una ladra che, un paragrafo per volta, rubava qualcosa di segreto e di prezioso dalla vita di questa famiglia; dall'altra, invece, sentivo di dover andare avanti, di sgraffignare ancora di più, di spingermi sempre più in profondità (come sarà, sicuramente, per “Maus”, scritto proprio dal padre di Nadja Spiegelman, che non vedo l'ora di leggere per scoprire ancora di più sulla loro storia!) fin quando, all'ultima pagina, non mi è rimasto più niente.
Sono profondamente grata alla casa editrice per avermi permesso di conoscere questa storia, per avermi fatto provare emozioni così contrastanti eppure così profonde.
Ho deciso di dare a “Dovrei proteggerti da tutto questo” un voto di 4/5 ⭐.
Non riesco a trovargli difetti (tranne per alcune terminologie francesi che avrei preferito tradotte per una più facile comprensione del testo) se non quello di aver desiderato ancora di più da questo libro.
Semplicemente non mi è bastato.
Andrò sicuramente alla ricerca di altri libri per quanto riguarda la storia di Nadja e della sua famiglia perché penso che difficilmente riuscirò a dimenticare.



Grafica: 4,5/5⭐ . Oltre ad adorare la cover, l'interno è anche ben strutturato. Non so se è perché il mio è di un'edizione omaggio ma non ho apprezzato solo i capitoli iniziati a metà pagina. Per il resto è tutto perfetto!
Prezzo: 4/5 ⭐.
Traduzione: 4,5/5 ⭐. Come dicevo poco fa, credo che se ci fossero state più traduzioni (magari con qualche asterisco sotto il testo) dalla lingua francese all'italiano, la lettura sarebbe stata molto più scorrevole.




A malincuore, e allo stesso tempo con entusiasmo, posso dire che la recensione finisce qui.
Mi mancherà leggere di Nadja, mi mancherà chiedermi costantemente quale versione dei fatti sia quella giusta, mi mancherà vedere come, nonostante tutto e tutti, la famiglia rimanga sempre la famiglia.
Ringrazio ancora con tutto il cuore Edizioni Clichy per avermi inviato una copia di questo incredibile libro. Chiedo ancora scusa per il ritardo e spero davvero di poter collaborare ancora con questa casa editrice meravigliosa e soprattutto molto disponibile e con un catalogo pieno di titoli interessantissimi!
Detto ciò, spero che la recensione vi abbia incuriosito perché “Dovrei proteggerti da tutto questo” è una storia che merita davvero di essere raccontata e conosciuta.
Vi invito a commentare qui giù nei commenti nel caso aveste letto questo libro ed intanto vi auguro buona serata e buone letture!

sabato 7 aprile 2018

Recensione di "Uno di noi sta mentendo"



Buonasera lettori!
Sono finalmente tornata da un lungo letargo (in cui però le letture non sono mai mancate!) quindi nei prossimi giorni vedrò di recuperare tutte le recensioni mancanti sul blog oltre a qualche post aggiuntivo (punto troppo in alto? Spero di no!) magari riguardanti qualche consiglio letterario.
Cosa ne pensate?
Iniziamo a piccoli passi, però, e cominciamo, sfortunatamente, con una grande delusione di questo 2018: si tratta di “Uno di noi sta mentendo” (lo avrete sicuramente visto sulla piattaforma di Instagram, su cui mi trovate come @365_livesofbooks, prima ancora dell'uscita italiana e con il suo titolo originale “One of us is lying”), uscito nelle librerie questo marzo grazie alla Mondadori.
Ho letto tantissimi commenti positivi a riguardo ma a me non ha convinto per niente.
Prima di spiegarvi il perché, vi invito a consultare la scheda informazioni:




Titolo: Uno di noi sta mentendo
Autrice: Karen M. Mcmanus
Casa editrice: Mondadori
Prezzo: 15,00
Edizione: Rigida
Anno di pubblicazione: 2018
Numero di pagine: 295













Gli anni del liceo sono i più duri: i nuovi insegnanti e le nuove materie, i cambi di amicizie, le prime relazioni importanti, gli alti e i bassi della popolarità e, sopratutto, i pettegolezzi.
Simon Kelleher era una leggenda per la scuola superiore di Bayview: non era nessuno prima di ideare “Senti Questa”, un'app creata appositamente per rendere pubblici i segreti più piccanti degli alunni, ed ora è morto; una reazione allergica avvenuta incredibilmente durante una punizione, di fronte agli occhi di tutti, e che nessuno è riuscito a placare per mancanza di materiale medico.
Sembrerebbe un tragico incidente, malgrado le strane circostanze in cui è avvenuta la morte, eppure qualcuno punta l'indice contro i quattro studenti testimoni dell'accaduto: Cooper, giovane promessa del baseball, Addy, dalla vita apparentemente perfetta, Bronwyn, la studente modello, ed infine Nate, dalla fedina penale già sporca e primo sospettato della polizia.
Un'iniziale mancanza di prove parrebbe scagionarli ma all'improvviso “Senti Questa” si riattiva ed un post segreto, mai pubblicato da Simon, inizia a far emergere lati oscuri della vita dei quattro testimoni, storie di insicurezze e fragilità, storie mai raccontate che potrebbero distruggere le maschere dietro cui si sono nascosti per anni.
Divenuti ormai i principali sospettati, i quattro inizieranno a stringere tra loro un legame che li porterà ad indagare sulla morte del loro compagno.
Il dubbio però persiste: e se uno di loro stesse mentendo?



““«Questo è il genere di persona che puoi uccidere e farla franca: qualcuno che tutti vogliono morto. Diciamocelo: al liceo di Bayview tutti odiavano Simon».”










Ma adesso iniziamo subito con la recensione vera e propria: ho comprato questo libro con una velocità insolita per me (non mi capita mai di leggere un libro solo per la fama che, come fumo, si diffonde intorno ad un determinato titolo) e l'ho letto immediatamente perché era da tempo che volevo leggerlo in lingua originale.
La trama mi aveva attratta fin da subito perché adoro i misteri e mi piace cogliere, insieme ai personaggi, i diversi indizi che possono far vacillare o rafforzare una sentenza predefinita come quella che sembra cogliere fin da subito i protagonisti di “Uno di noi sta mentendo”.
Fin da subito, però, ho iniziato ad avere forti dubbi riguardo la storia e, in special modo, sui personaggi.
Immagino che voi tutti sappiate cosa siano i cliché: questi ultimi sono degli schemi di ragionamento che si ripetono abitualmente oppure delle espressioni banali e prive di originalità.
Se fossi costretta a riassumere questo libro con una sola parola, userei sicuramente cliché: la Mcmanus si è basata, infatti, su uno schema banale e facilmente prevedibile che mi ha fatto arrivare alla soluzione finale (tranne che per pochissimi dettagli) dopo appena sessanta pagine.
Allo stesso modo i personaggi, che potete vedere e riconoscere in qualsiasi film o serie tv americana: lo sportivo ben voluto da tutti, la biondina dalla vita perfetta, la secchiona ed infine il ribelle.
Ovviamente potrete immaginare tutte le difficili e particolari circostanze che fluttuano intorno alle loro vite: genitori immaturi o, in base alle circostanze, troppo o troppo poco presenti? Ce li abbiamo. Droga? C'è. Amanti? Anche. Razzismo? Pure.
E potrei continuare per un bel po'.







Neanche lo stile di scrittura, poi, è riuscita a salvare la situazione: incredibilmente piatto e privo di inventiva, l'ho spesso trovato noioso e ridondante.
Sono stata, forse, fin troppo clemente con il voto finale del libro che si aggiudica 2/5 ⭐non propriamente meritate.
Perché dico questo? Non sono impazzita, non temete.
Non consiglierei mai “Uno di noi sta mentendo” agli amanti sfegatati di questo genere, a coloro che divorano misteri ed indizi come fossero pane e marmellata, ma è decisamente una libro leggero ed adatto a chi, invece, vorrebbe introdursi a questo genere di letture.
Niente di più e niente di meno.
Mi dispiace molto aver sotterrato questo libro ma non mi è piaciuto per niente.



Grafica: 4,5/5 ⭐. La copertina, sia esterna che interna, è davvero bellissima. L'interno è strutturato in maniera semplice ma penso che forse avrebbero potuto osare di più!
Prezzo: 4/5 ⭐. Non è un libro che si dilunga troppo, neanche trecento pagine piene, quindi essendo un'edizione rigida trovo il prezzo abbastanza giusto.
Traduzione: 5/5 ⭐. Nulla da dire a riguardo!




Ed eccoci qui alla fine di questa recensione.
Sono stata un po' troppo cattiva?
Non lo so, ho letto solo recensioni positive fino ad ora e mi sento quasi esclusa!
In ogni caso spero davvero di poter sentire i vostri pareri a riguardo.
Voi l'avete letto? Cosa ne avete pensato? I vostri sospetti erano giusti?
Ci sentiremo presto per una prossima recensione!

martedì 20 marzo 2018

Recensione di "Storia d'Inverno"



Salve lettori e benvenuti in quella che sarà probabilmente la recensione più annoiata che io abbia mai scritto.
Non che io non abbia voglia di scriverla, per carità, ma la lettura di questo libro è risultata così scocciante e noiosa che dubito fortemente che altre sensazioni positive possano prevalere sul resto.
Ma non perdiamoci in chiacchiere ed iniziamo subito dalla scheda informazioni:




Titolo: Storia d'inverno
Autrice: Mark Helprin
Casa editrice: Neri Pozza editore
Prezzo: 13,00
Edizione: Flessibile
Anno di pubblicazione: 2015
Numero di pagine: 844











Storia d'inverno” è un'epopea amorosa, come suggerisce un breve commento tratto dalla Repubblica, di genere urban fantasy e che ha per protagonista Peter Lake, un giovane ladro dal passato difficile, che lavora in proprio nella Manhattan degli inizi del Novecento.
Pur non risultando di particolare interesse per la polizia locale dell'epoca, Peter è però ricercato dai temibili Coda Corta, un gruppo di criminali legati alla figura del folle e spietato Pearly Soames il quale lo vorrebbe morto.
La salvezza del ladro si rispecchia, però, nella figura di un insolito cavallo bianco, Athanson, del quale, se non fosse impossibile anche solo da immaginare, si potrebbe dire che sappia persino volare!
In un giorno d'inverno, il meraviglioso animale lo condurrà, dopo la fuga, nel West Side ed in particolare di fronte alla lussuosa villa dei Penn.
Il padrone di casa ha, infatti, lasciato la propria dimora per allestire una seconda villa per le festività natalizie, portandosi con sé i figli.
Considerandolo un colpo facile, Peter Lake decide di derubarli ma qualcosa andrà storto: la casa non è vuota come il ladro si aspetterebbe e, proprio durante il furto, il giovane viene ammaliato dalla musica di un pianoforte.
Dovrebbe fuggire eppure non ci riesce ed i passi di Peter lo condurranno proprio incontro al suo destino che assumerà le sembianze di Beverly Penn, figlia del padrone di casa, la quale è però minata da una terribile malattia che minaccia di ucciderla malgrado la giovane età.
Sarà l'amore, travolgente e passionale, a superare la follia, il tempo e persino la morte?



““«E allora potresti scoprire che ricomincia tutto da capo, perché in realtà non ha mai avuto fine»”







E qui partono le note dolenti, ragazzi, perché di questo libro mi è ben piaciuto poco (proprio per non dire niente!) e mi dispiace moltissimo perché, avendo visto prima il film (ed amandolo profondamente anche se mi aveva un po' confusa questo suo lato fantasy), mi aspettavo davvero che potesse piacermi!
Ammetto di essere partita prevenuta; avevo cercato di iniziare il libro qualche anno fa ma mi ero bloccata, miseramente, solo al primo capitolo (letto con molta, molta fatica) e questo non mi ha reso facile neanche solo pensare di ricominciarlo.
Ho trovato lo stile dell'autore molto particolare e le atmosfere erano vivide, fotografiche, e sinceramente penso che esse esprimessero molta più emozione rispetto ai personaggi piatti ed sentimentalmente vuoti che Mark Helprin ci ha presentato.
Mi è stato impossibile apprezzare le diverse storie che s'intrecciano per creare quest'epopea.
Trovavo Beverly insopportabile, arrogante, autoritaria e priva della delicatezza e della dolcezza che tutti vedevano in lei.
Fin da subito ho trovato la sua relazione con Peter davvero inutile e priva di fondamento e questo mi ha impedito di essere empatica nei confronti di questo protagonista con delle ottime basi (per quanto riguarda la sua storyline) e con tutte le (dis)avventure che si ritroverà ad affrontare insieme al suo fedele Athanson.
Una grande, gigantesca, pecca dello stile dell'autore è stato, a mio parere, quello di dilungarsi in sproloqui inutili sulla struttura della città, su personaggi di cui abbiamo sentito parlare per meno di un capitolo, o su vicende che non c'entravano nulla con il resto della trama.
Ciò ha reso la lettura, almeno a mio parere, davvero lenta e, mi dispiace dirlo, noiosa fino ai limiti dell'insopportabile!
Se ho letto questo libro fino all'ultima pagina, essenzialmente, è stato perché volevo toglierlo dalla libreria il prima possibile e non volevo metterlo in pausa l'ennesima volta.
La lettura si è protratta per giorni e, ammetto con vergogna, di aver persino saltato con gli occhi paragrafi e a volte addirittura pagine perché era l'unico modo per tornare alla trama vera e propria senza perdersi in discorsi triti e ritriti e per questo inutili.
Un altro appunto: la lunghezza dei capitoli.
C'è chi adora i capitoli di una pagina e chi si adegua alle venti-trenta solite in un romanzo.
E poi c'è Mark Helprin.
Se fossi un giudice, ve lo giuro, lo farei arrestare per impedimento alla lettura perché non solo erano capitoli da cinquanta pagine e più ma di queste solo venti (se vogliamo essere generosi) riguardavano la trama di base.
Di per sé, l'unico ad avermi davvero incuriosita è stato Pearly, il cattivo di turno, perché le motivazioni che lo spingevano ad agire erano davvero originali, fino ai limiti della follia.
Per il resto ho trovato la storia completamente priva di senso logico e anche quel pizzico di fantasy, piazzato un po' a caso in un'atmosfera “troppo realistica”, mi è sembrata un'idea azzardata e mal studiata.
Vorrei parlarvene ancora, specialmente dei personaggi, ma sinceramente vorrei evitare di farvi spoiler di cui poi mi pentirei.
In definitiva, il voto massimo che sono riuscita a dare a questo libro è di 1/5 ⭐ e solo per le bellissime descrizioni che a volte mi hanno persino emozionata.







Grafica: 3/5 ⭐. Stile molto semplice, nulla di particolare. Copertina tratta dal film (Colin Farrell non fa mai male) anche se sinceramente non ho mai visto un'altra copertina per quanto riguarda questo romanzo.
Prezzo: 5/5 ⭐. Per essere un bel mattone da 800 e passa pagine, direi che tredici euro non sono davvero niente!
Traduzione: 4,5/5 ⭐. La traduzione è buona ma non perfetta. Soprattutto nella seconda parte del romanzo, molti dialoghi li trovavo davvero azzardati (non potete capire quanto è difficile non spoilerarvi nulla!) e poco sinceri.




Con immensa delusione devo chiudere questa parentesi per quanto riguarda “Storia d'inverno”.
Speravo in grandi cose, anche quando dopo più di 200 pagine non mi sentivo ancora per nulla presa dalla storia, ma tutto ciò che ho provato durante la lettura (e che provo persino adesso dopo quasi una settimana dalla fine) è solo un'immensa delusione.
Consiglierei questo libro? Probabilmente no perché non riesco davvero a trovare altri pregi oltre all'unico di cui vi ho parlato qualche riga fa.
Davvero un peccato...
La recensione, quindi, si conclude qui.
Mi piacerebbe sapere se tra di voi c'è qualcuno che ha letto questo romanzo però!
Ho trovato davvero recensioni ottime su Goodreads e vorrei capire se solo io ho avuto problemi (non sarebbe la prima volta eh).
Quindi vi saluto, vi mando un abbraccione, e ci sentiremo presto per parlare di “Uno di noi sta mentendo”!

martedì 6 marzo 2018

Recensione de "Il Signore degli Anelli - La Compagnia dell'Anello"



Buon pomeriggio lettori!
Dopo tantissimi mesi dal suo acquisto (se andavo avanti ad ignorarlo un altro po' sfioravamo l'annetto) e con tantissimi dubbi e paranoie, ho finalmente preso la decisione di iniziare la tanto acclamata trilogia de “Il Signore degli Anelli”.
Proprio questa notte, infatti, ho finito il primo volume (“La Compagnia dell'Anello”) ma non tutte le mie paure sono scomparse magicamente come speravo.
Iniziamo dalla scheda informazioni:




Titolo: La Compagnia dell'Anello 
Autrice: J.R.R. Tolkien
Casa editrice: Bompiani
Prezzo: 6,00
Edizione: Rigida
Anno di pubblicazione: 2007
Numero di pagine: 518











La leggenda narra che circa il 96% della popolazione mondiale conosca la storia di Frodo e dei suoi avventurosi compagni ma noi (cioè io) ce ne sbattiamo altamente delle percentuali e quindi eccovi qui la trama: in un mondo incantato chiamato Terra di Mezzo, dominato dalle creature più strane e curiose, e in special modo in un piccolo villaggio di nome Hobbiville, vive Frodo Baggins.
Di natura mansueta come i suoi simili, lo Hobbit nutre da sempre, però, il desiderio di viaggiare, di esplorare il mondo e, in particolare, le tappe narrate dal libro del cugino Bilbo dal quale è stato adottato tanti anni prima.
Quando gli viene offerta la possibilità del viaggio, però, Frodo tentenna e quando Bilbo scompare, diventa non solo l'unico possessore di casa Baggins ma anche il Possessore dell'Anello, uno strano gingillo che il cugino portava sempre con sé e che permetteva a chiunque lo indossasse di diventare invisibile.
Il suo amico stregone Gandalf, però, lo mette in guardia: l'Anello è stato forgiato, infatti, da un'oscura presenza, Sauron, il quale aveva conferito all'oggetto il terribile potere di controllare gli altri anelli, diffusi tra Uomini, Nani ed Elfi, e che già una volta aveva scatenato una terribile guerra.
Proprio per questo, Frodo non dovrà mai (se non in casi di assoluta necessità) indossare l'anello che più volte era divenuto un'ossessione per chi lo possedeva.
Lo stregone consiglia allora a Frodo di scegliere un fidato compagno e, una volta ottenute sue notizie, di partire alla volta di Gran Burrone, residenza dell'Elfo Elrond il quale li potrà consigliare sul da farsi.
Non molto tempo dopo, però, oscuri cavalieri iniziano la ricerca dell'Anello e Frodo, il quale non ha ancora ricevuto notizie da Gandalf, è costretto a fuggire (insieme all'amico Sam e ai cugini Merry e Pipino) in terre sconosciute e pervase di magia: alberi che si muovono, terribili ed oscure foreste, Elfi dalla presenza luminosa e rasserenante, Uomini e Nani diventeranno la nuova costante della vita finora tranquilla del protagonista il quale dovrà affrontare con coraggio il cammino che potrebbe portarlo all'ossessione oppure alla morte.




“«Hai pensato ad una conclusione?»
«Si, a parecchie, e sono tutte spiacevoli e tetre», rispose Frodo.
«Oh, ma allora non possono andare!», disse Bilbo, «I libri dovrebbero sempre finire bene. Che te ne pare di e tutti finalmente assestati, vissero per sempre felici e contenti?»” 











Allora, inizio con il dire che “La Compagnia dell'Anello” è stato migliore di quanto mi aspettassi.
Ho iniziato questa lettura con un mare di dubbi, di perplessità, convinta che l'avrei abbandonato dopo le prime cento pagine (mi avevano detto di non abbandonarle alle prime cinquanta, quindi almeno a cento ci dovevo arrivare) ma, malgrado tutto, mi è “piaciucchiato” abbastanza.
Se togliamo il prologo infinito in cui Tolkien vomita informazioni una dopo l'altra (di cui alcune, ad essere sincera, non ho neanche capito l'utilità), devo ammettere di essere stata rapita dalle sue descrizioni così complete, così fotografiche.
Non mi era difficile chiudere gli occhi ed immaginare le radure, gli alberi, il luccichio del sole sulla superficie dei fiumi o dei laghi.
Al contrario, però, ero consapevole di chi riteneva Tolkien troppo prolisso e concordo, in parte, con questo pensiero: è vero che per un momento ho pensato che non sarebbero mai arrivati a Gran Burrone (e l'autore è stato così bravo da rendere la loro fatica la mia) e che molti dei dialoghi sembravano posti quasi per allungare ulteriormente il brodo ma è anche vero che questa lentezza è necessaria per la riuscita di atmosfere così veritiere e di personaggi così validi.
Tra questi, il mio preferito è stato Sam. Penso che sia stato, insieme a Gandalf e Bilbo, il personaggio meglio caratterizzato da Tolkien: mansueto e al tempo stesso combattivo, fedele, sensibile, curioso giusto, e questi sono solo alcuni dei tanti aspetti del suo carattere che mi hanno fatto amare questo dolcissimo Hobbit.
Mentre degli altri spero di riuscire a scoprire di più nel corso della trilogia!
Per quanto riguarda i dialoghi, li ho trovati coerenti sia con il modo di vivere dei diversi personaggi, soprattutto per quanto riguarda il loro posto nella gerarchia della Terra di Mezzo, sia per quanto riguarda il tempo storico da cui parte la storia.
Molto noiose, a mio parere, le canzoni che spesso intervallavano le vicende.
Ho apprezzato il tema della natura, della sicurezza all'interno della vita semplice di campagna, che impregna l'intero romanzo, e del viaggio che ho interpretato come una metafora della vita e della necessità di prendere delle scelte, anche se pericolose, ed in cui viene data fondamentale importanza all'amicizia.
Nonostante questi apprezzamenti, però, non mi sono sentita coinvolta al 100% all'interno della vicenda; spesso mi sono sentita più emozionata da una descrizione di un paesaggio che dagli eventi che scuotevano la vita dei protagonisti e questo mi ha dato da pensare.
Penso che la lunghezza del viaggio, soprattutto per quanto riguarda l'inizio, abbia surclassato i personaggi stessi e la loro evoluzione all'interno del romanzo.
È per questo che, tra la consapevolezza iniziale e la speranza, ho deciso di assegnare a “La Compagnia dell'Anello” un voto di sole 2,5/5⭐.
Ho però deciso di continuare la trilogia, sperando di riuscire ad affezionarmi di più ai componenti della Compagnia!









Grafica: 3/5 ⭐. Non ho apprezzato le piccole dimensioni del libro. La scrittura risultava minuscola e fidatevi se vi dico che mi ha persino causato mal di testa la maggior parte delle volte!
Inoltre, oltre alla copertina tremenda, penso che la mappa ad inizio racconto non fosse stata adattata alle dimensioni del libro e per questo risultava illeggibile, soprattutto le terre centrali che sprofondavano nell'attaccatura delle pagine.
Prezzo: 5/5 ⭐. Partendo dal presupposto che ho trovato l'intera trilogia a sei euro (quindi due euro ogni libro), il prezzo è davvero super-conveniente! Se tralasciamo alcuni dettagli della grafica che ho trovato scadenti, il testo è davvero ben curato.
Traduzione: 5/5 ⭐. La traduzione è, come ho detto in precedenza, ben curata. Inoltre quella di questa edizione è stata riveduta ed aggiornata in collaborazione con la Società Tolkieniana Italiana (come viene precisato sin dalla copertina!) e questo va premiato con un ottimo voto!





E così si conclude questa recensione e, così facendo, anche la prima parte di questo viaggio.
Ho ricevuto molte meno critiche di quanto mi aspettassi e ne sono stupita quanto contenta!
Spero di non aver irritato nessun fan con la mia recensione ma credo di aver espresso al meglio quelli che sono stati, almeno per me, pregi e difetti di questo primo romanzo.
Mi piacerebbe sapere quanti di voi hanno letto questa trilogia e cosa ne pensano!
Vi auguro una buon proseguimento di giornata e buone letture 😊





venerdì 2 marzo 2018

Recensione di "Tor - Il cuore del lupo"



Buonasera lettori!
Oggi vorrei recuperare una recensione che ho lasciato in sospeso per qualche giorno ma di cui ci tengo davvero molto a parlarvi in quanto si tratta di una collaborazione con un'autrice davvero gentilissima che mi ha concesso l'onore di leggere il suo romanzo: si tratta di “Tor – Il cuore del lupo”, primo capitolo di una nuova saga fantasy davvero “selvaggia”.
Prima di parlarvi della trama, come sempre, vi invio alla scheda informazioni:



Titolo: Tor – Il cuore del lupo
Autrice: GD. Light
Casa editrice: Auto-pubblicazione attraverso "Streetlib Write"
Prezzo: 14,99 
Edizione: Flessibile
Anno di pubblicazione: 2017
Numero di pagine: 324










Aurora, protagonista del racconto, si è da poco trasferita a Sant'Agata con la sua amica Amelia con la quale condivide non solo la casa ma anche fantasie di avventura e successo.
Nonostante ciò, Rori, così viene chiamata da tutti, si ritrova a lavorare come una semplice bibliotecaria, rifuggendo dalla realtà solo attraverso la corsa e gli strani sogni che da tempo invadono le sue notti.
Ogni sera, infatti, la ragazza volteggia come un fantasma in una splendida radura baciata dal sole dove animali splendidi e selvaggi convivono con insolite creature dotate di magia.
I sogni, però, diventano ogni volta sempre più realistici e concreti, tanto da influenzarla anche durante le ore di veglia.
Sarà proprio durante uno dei suoi viaggi notturni che la vita di Aurora verrà sconvolta totalmente: nella radura, un enorme lupo nero (protagonista indiscusso di tutti i suoi sogni) viene attaccato da strane creature e l'immenso desiderio di salvarlo catapulterà Rori in quel mondo incantato.
Dopo essersi resa conto che quello non è più un sogno ma la realtà, la protagonista verrà condotta all'interno del Reame, un enorme regno minacciato da una guerra sempre più imminente.
Rori avverte un profondo legame nei confronti di Tor, Alfa del suo branco e sovrano di quelle terre, e quest'ultimo diventerà una figura fondamentale nella sua nuova vita, un amico con la quale confidarsi, un compagno di avventure e forse anche qualcosa di più.
E mentre lo sbocciare di un sentimento rende la maledizione di Tor sempre più insostenibile, il misterioso passato di Aurora, che li lega più di quanto avrebbero mai creduto possibile, sembra ogni giorno più chiaro così come la funzione che dovrà svolgere all'interno di un conflitto ormai alle porte.





“Tu sei la stessa persona di un attimo fa, ora hai solo la consapevolezza di avere dei talenti che non credevi di avere. In questo preciso istante, come prima, sei e sarai chi deciderai di essere.”






Devo ammettere, con mio enorme rammarico, che ci sono stati degli alti e dei bassi.
Da una parte, infatti, avvertivo il magico mondo dell'autrice molto vicino, molto sentito, mentre dall'altra non riuscivo ad identificarmi con i personaggi descritti nel racconto.
Ciò non è dovuto ai loro caratteri, anzi; credo che l'autrice sia stata in grado di descrivere personaggi davvero unici e completamente diversi l'uno dell'altro.
Simpatia, coraggio, disperazione, invidia.
La caratterizzazione è stata davvero splendida e non mi sento di poter dire molto in contrario.
Inoltre amo tremendamente Ed, più di tutti gli altri personaggi messi insieme: è simpatico, genuino, una vera forza della natura che è impossibile odiare!
Il problema principale, a mio parere, sono stati i discorsi: ho trovato i dialoghi molto forzati, molto inverosimili, e questo ha portato il libro a perdere di credibilità ai miei occhi.
Quando leggo, mi piace immaginare i mondi narrati dal suddetto libro e G.D. Light ci è riuscita sicuramente attraverso descrizioni ricche e personaggi validi.
Questo, però, fin quando non aprivano bocca!
Mi dispiace dirlo ma alla maggior parte dei dialoghi mi trovavo a storcere il naso non tanto per le parole utilizzate bensì per chi diceva cosa (non so se riesco a spiegarmi!) perché credevo che personaggi così ben caratterizzati non venissero fuori al 100% come invece avrei voluto.
Ne è un esempio la prima parte del libro: ho trovato Rori e Tor inizialmente troppo simili per quanto riguarda il loro modo di riflettere e dopo qualche capitolo ho iniziato a ritenere ripetitivi tutti quei “Perché sono qui? Perché lei è qui? Perché è riuscita ad aprire il portale? Perché ho queste abilità?
La storia, però, si è ripresa notevolmente nel corso dei capitoli e dopo un po' non ho notato più questa strana simbiosi che, sinceramente, stavo iniziando a trovare seccante.
Per quanto riguarda la trama, in generale, devo ammettere che mi è piaciuta davvero molto: come dicevo in precedenza, ho apprezzato davvero molto questo mondo onirico e ricco di descrizioni che, spesso, mi ha ricordato l'universo di Narnia con tutte le sue creature e le sue leggende.
Ho adorato, inoltre, il dualismo di Tor: essendo anch'egli una voce narrante all'interno del romanzo, è venuto fuori il lato duplice del suo carattere. Da un lato avevamo una parte più selvaggia, legata ai sensi e alla natura circostante, mentre dall'altro lato avevamo sentimenti, regole e modi di pensare tipicamente umani. Queste due parti del suo carattere sono ben bilanciate e solo in casi rari viene meno quest'equilibrio che tanto caratterizza la sua figura.
Con la protagonista, invece, ho avuto qualche problemino in più: capisco il fatto di difendersi dagli attacchi ma spesso mi è sembrata molto esagerata nelle sue risposte. Meno, invece, nei modi di fare e di reagire di fronte a diverse difficoltà. Lì mi è piaciuta davvero molto!
Tor -Il cuore del lupo” è stato qualcosa di inaspettato, di diverso.
Ho deciso di assegnargli un voto di 2,5/5 ⭐ solo per i piccoli “difetti” che ho scovato durante la lettura però credo che l'autrice abbia un grande potenziale che può solo aumentare.
Quello che scoprirete sfogliando le pagine è che questo primo romanzo non è solo una storia d'amore basata su un potenziale triangolo, non è solo un fantasy, non è solo tantissime altre cose.
Quello di G.D. Light è qualcosa di completamente nuovo, di diverso, ma che, secondo me, doveva essere studiato solamente un po' di più!
Tanto di cappello all'autrice che “malgrado tutto” è riuscita ad incuriosirmi pagina dopo pagina e a farmi desiderare un seguito non appena avevo terminato di leggere l'ultima parola di quell'ultima riga!



Grafica: 5/5⭐. Sono contenta di questa nuova edizione soprattutto per la copertina! Ovviamente non posso fare un confronto a livello di grafica “interna” ma almeno per la cover posso dire che è davvero bellissima!
Prezzo: 3/5 ⭐. A mio parere quei quasi 15 euro sono un po' troppi.





Ed eccoci alla fine della nostra recensione!
Scusate questo fiume in piena di parole. Spero sia risultato tutto chiaro perché, sinceramente, è stato un parto che (almeno per me) sembrava non avere né capo né coda.
Dopo almeno dieci riscritture here we are!
Spero di avervi incuriositi e che anche voi vogliate diventare lettori di questa storia.
Ci tenevo a ringraziare ancora l'autrice per questa collaborazione e sinceramente non vedo l'ora di poter leggere il seguito di quest'avventura!
Grazie mille per aver letto tutto questo delirio e vi auguro tante buone letture

Recensione di "The Hate U Give"



Buongiorno a voi, popolo del web!
Come state?
Oggi è mercoledì e, come sapete, non potete perdervi il nuovo WWWednesday sul mio profilo instagram (@365_livesofbooks)! Fidatevi quando vi dico che le mie parole vi sembreranno incredibili (già mi sono preparata un muro di difesa dagli insulti che riceverò)!
Prima di indirizzarvi al post su IG, però, sarò ben felice di parlarvi di un libro che ha superato di gran lunga le mie aspettative e che, al momento, risulta essere una delle mie letture più belle di questo inizio 2018: si tratta di “The Hate U Give”, romanzo della giovane, eppure già famosissima per la sua abilità e per il suo coraggio, Angie Thomas.
Sono certa che avrete già notato questo libro nella vostra libreria di fiducia o, più semplicemente, in quasi tutti i profili bookstagram italiani quanto stranieri.
Ma perché è così acclamato e, soprattutto, merita davvero questo grande successo?
Sarò ben felice di dirvi la mia, che voi abbiate già letto questo libro o meno, ma partiamo, come sempre, dalla scheda informazioni:



Titolo: The Hate U Give
Autrice: Angie Thomas
Casa editrice: Giunti
Prezzo: 14,00
Edizione: Flessibile
Anno di pubblicazione: 2017
Numero di pagine: 416




I genitori di Starr le hanno sempre spiegato come comportarsi nel caso fosse mai stata fermata da un poliziotto: tono accondiscendente, mani bene in vista, sguardo basso, eseguire gli ordini.
Ed è proprio questo il modo in cui si comporta quando, dopo una festa finita male, lei e il suo amico Khalil vengono fermati da un agente.
La motivazione è stupida, un semplice fanalino rotto, eppure qualcosa va storto e Starr diventerà protagonista e testimone di una terribile tragedia: il poliziotto, infatti, uccide Khalil malgrado quest'ultimo non avesse fatto nulla di male e fosse, in aggiunta, disarmato.
Paura, rabbia e delusione diventeranno le emozioni predominanti della vita della protagonista ma le sembrerà difficile far sentire la sua vera voce nei due mondi in cui vive e che sembra impossibile far comunicare: da una parte, infatti, vi è il ghetto in cui abita con la famiglia, Garden Heighs, dove timore e criminalità si fonderanno in un comune senso di giustizia e di vendetta; dall'altra abbiamo, invece, la scuola privata che frequenta e dove Starr è una delle poche ragazze di colore. Lì è difficile essere davvero sé stessi e la paura di essere etichettata come “la ragazza del ghetto” è tale da portarla a parlare e comportarsi in maniera diversa, più controllata, anche quando tra i vari alunni verrà diffusa la voce che Khalil era solo uno spacciatore e che, per questo, da un lato sembra quasi giusta la fine che ha fatto.
Il tempo però passa e la giustizia tanto ambita sembra ormai lontana.
In Starr nascerà quindi, malgrado l'iniziale desiderio di non esporsi nella vicenda, un viscerale bisogno di gridare la sua testimonianza e di garantire la giustizia al suo migliore amico la cui unica colpa sembrerebbe essere quella di essere nato con il colore di pelle sbagliato.
Da quel momento in poi, la frase di Tupac (il quale risulterà essere una grande fonte di ispirazione per l'autrice) “THUG LIFE” si tingerà di un nuovo significato: non più “vita da teppista” ma bensì “The Hate U Give Little Infants Fucks Everybody” (letteralmente “l'odio che rovesciamo sui bambini fotte tutti”).




“A volte si fa tutto nel modo giusto e va male lo stesso. L'importante è non smettere mai di fare la cosa giusta.”



Non posso non annunciarvi immediatamente il voto finale assegnato a questo incredibile romanzo: ben 5/5 ⭐, nulla da discutere a riguardo.
Angie Thomas ci descrive con incredibile sincerità e realismo la storia non di uno, ma di tantissimi volti che se vedessimo alla televisione, probabilmente, non riconosceremmo neppure: come Khalil, infatti, sono molte le vite spezzate ingiustamente da agenti di polizia e a cui l'autrice rende omaggio attraverso il suo romanzo, rendendoci impossibile dimenticare e donandoci un importante messaggio: mai avere paura di fare la cosa giusta.
La storia di Starr è quindi tremendamente attuale, più di quanto vorrei ammettere, e ritrae una realtà cruda e dolorosa: il razzismo esiste, malgrado il finto perbenismo alla quale siamo ormai abituati ad assistere, e non basta chiudere gli occhi o non ascoltare per cancellare quest'orrenda piaga dell'umanità che ci accompagna ormai da secoli.
Ho apprezzato particolarmente lo stile di scrittura dell'autrice: le sue parole sono sincere, vere, pareva quasi di leggere il diario di una testimone e forse è anche per questo che i personaggi semplicemente guizzavano fuori dalle pagine in tutto il loro crudo realismo.
Al principio, m'infastidiva avere più informazioni riguardo le adorate Jordan di Starr anziché la storia di Malcom X, della lotta delle Pantere Nere o di Martin Luther King ma pian piano è risultato sempre più evidente l'intento della Thomas: lei voleva che l'interesse ci spingesse a documentarci e che il nostro studio ci portasse non solo a conoscere e comprendere meglio la società ed i personaggi descritti ma anche a prendere una posizione a riguardo.
Ho letto questo romanzo con non poco timore (grazie, Ele) ma, dopo averlo letto, devo ammettere di essere felicemente d'accordo con chi diceva “è davvero bello come dicono” e, soprattutto, spero che John Green (il cui commento è nel retro-copertina del romanzo) abbia ragione quando definisce la storia di Starr come “un classico del nostro tempo”.



Grafica: 5/5⭐. A livello grafico sono rimasta davvero colpita dalla bellezza di questo romanzo perché nella sua semplicità esprime perfettamente il messaggio in esso contenuto. Giusta, a mio parere, l'idea di mantenere la cover originale.
Prezzo: 5/5 ⭐.
Traduzione: 5/5 ⭐. Come sempre, la Giunti è una certezza in fatto di traduzioni. In nessuno dei libri pubblicati da questa casa editrice ho mai avuto problemi riguardo il passaggio dalla lingua originale all'italiano. È tutto sempre molto chiaro e spontaneo, come se non avesse mai effettuato il passaggio della traduzione.




Infine, spero che la recensione vi sia piaciuta.
Se avevate già letto “The Hate U Give” mi farebbe piacere sapere se siete d'accordo con quanto ho detto qualche riga fa.
Se invece non vi siete ancora immersi nella storia di Starr, spero di avervi convito a farlo.
Lasciatevi trasportare, per una volta, dalla folla e poi prendete le vostre decisioni.
Credo che la prosa così scorrevole del romanzo e che il suo stile autentico potrebbero davvero catturarvi, qualsiasi sia il genere letterario che preferite!
Detto ciò, vi mando un abbraccio, un grosso bacio e vi auguro buona lettura!

Recensione di "Talon"

Buonasera lettori e buona domenica a voi! Cosa state leggendo di bello? Io oggi ho terminato la lettura di “ Una fiamma nella notte ” di S...